Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 2

Capitolo secondo. Il principe Harry. Una proposta di matrimonio

Inizia con Stavrogin, ma siamo ancora nella backstory. Di fatto, quelli che possono essere considerati i protagonisti del romanzo, Stavrogin e Pëtr Verchovenskij, compariranno molto più in là nel romanzo, dopo circa 150 pagine, e, per quanto riguarda Stavrogin, il vero motore immobile di tutta la vicenda, si tratterà di apparizioni fugaci: egli c’è poco sulla scena, è restio a farsi vedere, anche se ogni volta che compare è una scossa tellurica. Pallido, malmostoso, spesso malato, Nikolaj Stavrogin viene descritto in questo capitolo come un giovane taciturno che, trasferitosi a Pietroburgo per questioni di studio, all’improvviso comincia a comportarsi in modo sfrenato, anticonformista, offendendo pubblicamente delle persone che non gli avevano fatto nulla. Partecipa a due duelli, in uno dei quali uccide l’avversario. Viene per questo degradato a soldato semplice nell’esercito; per mesi scompare, viene inghiottito da quelle che scopriremo essere le sue ossessioni e le sue strane inclinazioni, non scrive alla madre, ma non le chiede denari: vive di rendita grazie a un suo poderetto. Anni più tardi compare a Skvorešniki: «Era un bellissimo giovane, sui venticinque anni e, lo confesso, mi colpì» scrive G…v. Stavrogin è elegante, fine, non lo straccione attaccato alla bottiglia e puttaniere di cui il paese aveva cominciato a mormorare. Tutti sono sinistramente affascinati, attratti da lui. Ma «passarono alcuni mesi, e a un tratto la belva mostrò i suoi artigli». Invitato nella migliore società, Nikolaj insulta pubblicamente dei notabili (uno di questi è Liputin), provocando alcuni scandali: sono scene comiche, sciocche, delle birichinate compiute in ambienti in cui le birichinate sono intollerabili e spiegabili solo con la follia. Ma Stavrogin, tutti lo capiscono, non è folle: è anzi freddo, sempre controllato; provoca, compie stupidaggini sapendo che lo sono, rendendole pertanto questioni serissime, perfino gravi. Alla fine di questi episodi, Nicolas viene mandato per tre anni in Europa dove, tra l’altro, diventa di casa presso i Drozdov, famiglia altolocata, amica di Varvara Petrovna e la cui figlia, Liza, è stata anch’essa allieva di Stepan Trofimovič. Dalle parti dei Drozdov è transitato anche, in un dato momento, Pëtr Verchovenskij, a proposito del quale cominciano a circolare voci poco edificanti, ma che G…v non si prende la briga di specificare.

Piano piano (sono passate una sessantina di pagine, ciò un decimo, grossomodo, del libro), Dostoevskij, mentre finge di stare fermo su Stepan e Varvara e ne racconta l’evoluzione del rapporto anche attraverso le esperienze passate dei figli, fa venire al lettore il sospetto che il vero centro dei Demonî sia altrove, che il vero cuore del romanzo non sia ancora stato svelato e che questi, che pure sono personaggi importanti, sono figure tutto sommato di contorno. Chi legge, ora, ha già capito che Stavrogin avrà un ruolo importante e lo aspetta, ma non sospetta ancora nulla a proposito di Pëtr Verchovenskij, perché non è ancora ora, per Dostoevskij, di far irrompere davvero sulla scena questi due personaggi straordinari: c’è ancora tutto un mondo che bisogna finire di disegnare. Per questo, quando all’inizio del paragrafo VI G…v scrive: «Passerò al racconto del caso, in parte già dimenticato, dal quale comincia, propriamente, la mia cronaca» e poi, nelle pagine successive, si parla di un ritorno in città della famiglia Drozdov (di Liza in particolare, il cui cognome è Tušina) e soprattutto dell’idea di Varvara Petrovna di far sposare Stepan Trofimovič, viene da sorridere, perché siamo ancora al contorno, come se Dostoevskij, per poter far agire Nikolaj e Pëtr, per poterli far muovere, pensare, insomma per poter raccontare le gesta dei suoi demonî, avesse bisogno di preparare a lungo il terreno, posizionando prima tutti gli altri personaggi, fondamentali e minori, sulla scacchiera.

Dunque, il matrimonio: Varvara, capricciosa e onnipotente, decide che il suo amico Stepan Trofimovič, che lei di fatto mantiene, dovrà sposare la giovane Daša, sorella di Šatov. Sia lei che Stepan acconsentono: lei perché è remissiva e devota, lui perché succube e imbelle. Pare che una delle ragioni di questa decisione non risieda nel capriccio, però, ma nella volontà di mettere a tacere una voce che si fa via via più insistente e drammatica: qualcuno dice che, durante il suo soggiorno in Europa, suo figlio Nikolaj abbia disonorato la ragazza.

 

La prima parte è qui.

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