Il giardino delle mosche. Genesi del testo

Quando avevo circa sette mesi, alla fine del 1978, Andrej Čikatilo commise, in modo quasi inconsapevole, il suo primo omicidio: quello di una bambina di nove anni dagli occhi grandi e distanti, Lena Zakotnova. Dodici anni e cinquantacinque omicidi consapevoli più tardi, in seguito a una caccia da parte delle autorità che si era fatta sempre più affannosa e che si era inasprita almeno dalla metà degli anni Ottanta, Čikatilo fu arrestato. Era la fine di novembre del 1990, l’Unione sovietica si apprestava a cadere e finalmente, sui telegiornali di tutto il mondo, compariva il volto di questo uomo debole e spietato. Continua a leggere

Il giardino delle mosche

11896040_10207508581577238_6450497653055747196_nIl nuovo romanzo uscirà giovedì 17 settembre per l’editore Ponte alle Grazie. Si intitolerà Il giardino delle mosche e in queste settimane vorrei raccontare due o tre cose intorno alla sua concezione e alla stesura che mi sembrano interessanti per inquadrare il libro e l’idea che lo sostiene.
Il giardino delle mosche è la storia, raccontata da lui medesimo – anche se non tutto è quello che sembra – di Andrej Romanovič Čikatilo, il “mostro di Rostov”: un uomo apparentemente normale che, dal 1978 al 1990, uccise e mutilò, in alcuni casi mangiando parti dei loro corpi, circa 56 persone. Credo che il testo della bandella sia sufficientemente eloquente e dica molto di quel che c’è da sapere: Continua a leggere

Malevič nello sguardo

Black_Square_-Kasimir_Malevich«Mi pare insomma che scrivere libri sia un po’ come trovare il modo giusto per appendere i quadri, salvo essere consapevoli che, una volta appesi, spaccheranno la stanza».

Alessandra Sarchi tiene su Ho un libro in testa una rubrica, che si chiama Possessioni, in cui chiede agli scrittori di raccontare il loro rapporto con un’opera d’arte. Ho l’onore di esserne ospite questo mese, con un breve scritto su Malevič e su un certo modo di vedere le cose.

Qui.

Dylan Skyline

In attesa che questo sito cessi di funzionare meramente come un ricettacolo di segnalazioni e torni ad essere, almeno ogni tanto, un posto dove riesco a scrivere qualcosa, segnalo che è uscita per Nutrimenti un’antologia di racconti curata da Filippo Tuena e dedicata a Bob Dylan. L’occasione è il cinquantenario dell’uscita di Like a Rolling Stone. Il libro si chiama Dylan Skyline e, insieme a me, vi prendono parte Luciano Funetta, Helena Janeczek, Janis Joyce, Tiziana Lo Porto, Francesca Matteoni, Davide Orecchio, Marco Rossari, Marco Rovelli, Alessandra Sarchi, Giorgio van Straten e Alessandro Zaccuri.
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Le radici del mare

Uscirà l’11 febbraio per le edizioni ItalicPequod un libro d’esordio a cui tengo molto e che ho avuto la fortuna di seguire nel percorso tortuoso che lo ha portato alla pubblicazione. Si intitola Le radici del mare ed è una raccolta di splendidi racconti che sembra siano stati scritti in un posto che è fuori dal tempo. Anche il loro autore, Leonardo Guzzo, e il talento che si porta dietro sembrano provenire da un altro tempo.
Ho scritto per il libro il testo del risvolto di copertina: non credo che Leonardo né il suo editore se ne avranno a male se lo anticipo qui.
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La guerra d’Europa

Segnalo che è uscita, per le edizioni Nottetempo, un’antologia poetica che ha come tema la Grande guerra. Curata da Andrea Amerio e Maria Pace Ottieri, La guerra d’Europa 1914-1918 raccontata dai poeti, raccoglie testi di poeti europei (più un americano) che sono stati al fronte e hanno raccontato in versi l’orrore che è stato. C’è anche una donna, nell’antologia, che al fronte non c’è stata: Anna Achmatova. Ho tradotto la sua poesia, insieme a un’altra del suo primo marito Nikolaj Gumilëv e ad alcune di Vladimir Majakovskij. Continua a leggere

Zoo o lettere non d’amore

Su questo numero di IL, il mensile del Sole 24 ore per il quale ogni tanto scrivo qualcosa, c’è questo brevissimo pezzo scritto in occasione della riedizione italiana di un grande libro: Zoo o lettere non d’amore di Viktor Šklovskij.

Faceva due cose, Elsa Triolet, nella Berlino degli anni Venti dove, come lei, molti intellettuali russi in fuga dal regime si erano rifugiati: faceva innamorare di sé i fondatori del formalismo russo e dello strutturalismo, e imponeva paradossi. Sorella della famosa Lili Brik, anni più tardi Elsa si sarebbe trasferita a Parigi, dove avrebbe sposato Louis Aragon e sarebbe diventata scrittrice. A Berlino si limitava a respingere con grazia le avances di Roman Jakobson e di Viktor Šklovskij. A quest’ultimo impose a un certo punto un Diktat crudele e ispiratore: «Non scrivermi d’amore. Non sta bene». Continua a leggere

What Is Going to Happen to Books?

La scorsa settimana, in occasione della XIV Settimana della lingua italiana nel mondo, ho girato un po’ per il nord Europa per parlare di Books in Italy e di nuove frontiere dell’editoria. Sono stato ospite, prima, dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e, poi, dell’Ambasciata Italiana in Finlandia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki – città dove l’Italia era ospite d’onore alla Fiera del libro. Questo è quello che ho detto.
Ringrazio Raffaello Palumbo Mosca che ha rivisto la prima versione del testo.

My speech will be divided in two parts: in the first one, I will try to reflect upon the so-called digital era and the possibile perspectives for publishers, authors and readers. I’m not a publisher, but I’m a writer and a reader and, above all, I live in the world of books. In the second part of the speech, I will show you the project of the website we launched in Italy to promote our literature abroad.
But, firstly, I’d like to tell you a story. Continua a leggere

Un libro piccolo, però nuovo

Uscirà il 22 ottobre un piccolo libro a cui ho lavorato tra lo scorso anno e questo: si chiama La buona morte ed è, come dice il sottotitolo, una specie di viaggio, o di reportage, nel mondo del fine vita e dell’eutanasia. Lo pubblico con Manni, che circa un anno e mezzo fa mi ha chiesto, tramite Agnese Manni e Carlo D’Amicis, se me la sentivo di lavorare su un tema di cui mi ero già occupato ai tempi del Primo amore. L’idea era quella di non fare il solito libro militante e documentatissimo intorno alle leggi, ai decreti e alle loro eccezioni, ma di guardare il tema da un punto di vista un po’ più laterale e personale: ne è venuto un libro che ha molto a che fare con altri libri, con l’evoluzione del modo in cui affrontiamo la morte, con la mia vita personale e, anche, ma timidamente, con la teologia e una certa idea del mondo. Continua a leggere

Due teoremi su Jean Echenoz

Primo teorema: Tutti i libri di Jean Echenoz sono uguali. Secondo teorema: I libri di Jean Echenoz possono piacere solo ed esclusivamente in modo direttamente proporzionale all’ordine di lettura. Vale a dire: il primo dei suoi libri che ho letto, Ravel, aveva una sua grazia, con quella sua levità ricercata, il tempo presente, l’assenza di dialoghi e quell’ironia sobria, elegante. Il secondo libro che ho letto, Lampi, era in tutto identico al primo: stessa grazia, stessa levità ed eleganza e stessa ironia sobria (cambiavano a dire il vero i nomi dei personaggi, talune ambientazioni e fino a qualche vicenda); eppure, leggendo, mi accorgevo pian piano che la grazia, la levità e l’eleganza erano un poco inferiori rispetto al libro precedente, un poco più in ombra: Lampi, insomma, era un po’ meno grazioso, un po’ meno elegante di Ravel e la sua ironia era un po’ meno sobria. Il terzo libro che ho letto, Correre, è in tutto identico ai primi due al di fuori dei nomi dei personaggi, di talune ambientazioni e fino a qualche vicenda: ho a dire il vero il sospetto che sia ancora meno grazioso, elegante di Lampi e che la sua ironia sia un po’ meno sobria. Continua a leggere