L’isola degli specchi

La scorsa settimana sono stato ospite del festival Gita al faro, che si tiene da otto anni nell’isola di Ventotene ed è diretto da Loredana Lipperini. Per alcuni giorni, io e altri scrittori (Carola Susani, Wu Ming 1, Michela Marzano, Viola Di Grado e Francesco Pecoraro) abbiamo girato per l’isola, con l’unico compito di presentare i nostri libri e scrivere un testo legato a Ventotene da leggere in pubblico l’ultima sera.
Quello che segue, L’isola degli specchi, è ciò che ho scritto – e verrà tra non molto pubblicato in un’antologia che raccoglierà i testi di tutti.

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Madrigale senza suono al Premio Campiello 2019

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Madrigale senza suono ha vinto il Premio Selezione Campiello 2019: è insomma nella cinquina finalista. La serata finale del premio si terrà alla Fenice di Venezia sabato 14 settembre 2019.

Letteratura e fotografia

Metto qui un pezzo che ho scritto questo mese per l’Aula di lettere di Zanichelli. Non dice niente di che (anzi, è un po’ didattico e perfino ovvio), ma è frutto di un laboratorio sull’immagine che ho fatto tempo fa, e per il quale avevo buttato giù questi appunti: ha una sua importanza, per me, perché mi ha stimolato a fare una cosa che non faccio quasi mai – ragionare sulle immagini. Chissà perché, quando penso a queste pagine mi viene sempre in mente quella splendida poesia di Esenin che dice “e dal mio dorso penzola un fanale”. Secondo me ci ha pensato, e a lungo, pure Wenders.

Fotografia: scrivere con la luce. Proveremo a osservare da vicino i rapporti che esistono tra queste due arti, partendo dall’assunto che, fin dalla sua comparsa, la fotografia fu un autentico terremoto: costrinse la pittura a rinnovarsi (che senso poteva avere ritrarre un paesaggio o un volto “dal vero”, visto che la fotografia poteva farlo in modo più realistico ed economico?), ma impose anche ai letterati una serie di riflessioni sul rapporto tra parola e mondo, se è vero, come sostiene Silvia Albertazzi nel suo Letteratura e fotografia  (Carocci, 2017), che «A partire dalla fotografia, non pochi scrittori arrivano […] a riflettere sulla stessa scrittura, sulle sue finalità, sulla possibilità di frammentare anche in letteratura, come avviene in fotografia, la visione del mondo, di fare, in altre parole, anche della rappresentazione narrativa una storia di sguardo».
Proveremo a osservare questo rapporto attraverso da due concetti particolari: l’album di famiglia e la fotografia come frammento della realtà.

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Com’è fatto Madrigale senza suono

[Ma in breve, stavolta]

È fatto per voci, perché chiude un percorso: tre voci sono evidenti, anche se forse una è inattendibile; ce n’è una quarta che arriva dopo, e altre piccole, laterali, ma che si prendono un loro spazio. Dopotutto, un madrigale può avere cinque, sei, perfino sette voci.
Ci sono due lettere (una lunga), una cronaca che è il protocollo di venti giorni e quarantasette anni, e che si specchia in commenti che compongono quasi un diario.
Ci sono parti gotiche e parti buffe, e c’è il mio consueto, piccolo bestiario. C’è la storia, la biografia documentata, ma impastata di leggende e dicerie popolari, e a volte questi due aspetti diventano uno.
Tutto qui.

In uscita il 21 febbraio per Bollati Boringhieri, pp. 384, euro 16,50

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Madrigale senza suono – Argomento

Comincio con la pubblicazione di questo pezzo una breve serie di testi di accompagnamento al romanzo che esce, in cui cercherò di spiegare, prima a me stesso e poi a chi avrà la pazienza di seguirmi, che cos’è Madrigale senza suono, perché è stato fatto e come. Ma così, giusto per ingannare l’attesa.

Siccome Il giardino delle mosche portava come sottotitolo Vita di Andrej Čikatilo, Madrigale senza suono, che è l’ulteriore e ultimo elemento della piccola costellazione che i miei libri sono andati via via formando nel corso degli anni, è una Morte di Carlo Gesualdo, principe di Venosa.

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Il 20 agosto del 1613, Carlo Gesualdo, principe di Venosa, ricevette, mentre si trovava nel suo castello arroccato sulla collina della cittadina irpina di Gesualdo, la notizia della morte del figlio primogenito: Emanuele era caduto da cavallo e lasciava il padre, che detestava, senza eredi maschi. Pare che, ricevuta la notizia, Gesualdo desse mandato ai suoi segretari di redigere il suo testamento e si chiudesse, per lasciarsi morire di inedia, nella stanza dove da sempre aveva composto la sua musica sbalorditiva. Morì l’8 settembre del 1613, lasciando un feudo, una seconda moglie, Leonora d’Este, che si liberava del peso di un matrimonio di convenienza, di una solitudine sempre più feroce e della lontananza forzata dalle sue terre, sei libri di madrigali a cinque voci che sono uno dei vertici sonori della sua epoca, dei responsorii, dei mottetti e dei canti sacri, e il dubbio che quel cattivo carattere, quell’oscurità che lo circondava, quell’ipocondria manifesta e paralizzante, ma anche il genio che lo aveva attraversato mentre componeva, fossero figli di una notte, quella tra il 16 e il 17 ottobre 1590 quando, ventiquattrenne, insieme ai suoi creatiaveva barbaramente ucciso, nei suoi appartamenti di piazza San Domenico a Napoli, la prima, amatissima e splendida moglie, Maria d’Avalos, e il di lei amante, Fabrizio Carafa. Secondo il diritto dell’epoca, era pieno diritto del marito cornuto uccidere moglie e amante purché i due venissero colti di sorpresa (vale a dire: purché non ci fosse premeditazione), e l’assassinio fosse figlio di un impulso, di una rabbia feroce e improvvisa, figlia della sorpresa e del disincanto. Da tempo, tutta Napoli sapeva che Maria e Fabrizio erano amanti, e qualcuno perfino mormorava che lei portasse in grembo un figlio di Carafa. Carlo, secondo certe fonti, dovettecompiere quell’omicidio per salvare la continuità del casato, e lo fece suo malgrado. Secondo altre fonti, Carlo era un diavolo tenuto al guinzaglio dalla sensualità di Maria, e ora che Maria quella sensualità la donava a qualcun altro, la sua furia doveva trovare uno sfogo nell’omicidio. Nacquero leggende su Carlo che tuttora esistono e si tramandano. Quel che è certo è che, compiuto il delitto, Carlo fuggì verso Gesualdo, vi trasferì la sua corte di musici e, ma questo non è poi così certo, fece disboscare la collina sopra la quale si arrocca il suo castello in modo da tenere sotto controllo le pianure sottostanti: temeva la voglia di vendetta della famiglia Carafa.
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Madrigale senza suono – quarta di copertina

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Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico. Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito?
Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto. Questa storia – è ciò che il lettore scopre sbalordito – ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio. Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor’ Stravinskij – che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo – Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare. L’edificio che attraverso Madrigale senza suono Tarabbia innalza è una cattedrale gotica da cui scaturisce la potenza misteriosa della musica. È impossibile, per il lettore, non spingere il portale. E, una volta entrato, non restarne intrappolato.

In uscita il 21 febbraio per Bollati Boringhieri.

Madrigale senza suono

Schermata 2019-01-03 alle 16.10.32Il libro nuovo, l’ultimo elemento della piccola costellazione di cui parlavo qualche settimana fa, si intitola Madrigale senza suono e sarà in libreria per i tipi di Bollati Boringhieri il 21 febbraio 2019. Nelle prossime settimane, se ne sarò capace, scriverò qualcosa su come è nato e di cosa tratta. Per adesso, posso dire che parla di musica, di bene, di male, di padri, di figli, di morte, di Dio, del diavolo, di malinconia, di omicidi ahimè dovuti, di cognomi, di Novecento, di demonietti, di carte (forse) ritrovate, di donne bellissime e forse fatali, di nani, di poeti folli e di streghe, infine di genio e talento.
Insomma le solite cose.