Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 11

Capitolo decimo. Hanno sequestrato Stepan Trofimovič

Blum, “tedesco sfortunato” che aveva suggerito a Lembke di fare qualche retata nelle case dei sospetti membri della cellula, ha preso l’iniziativa (è una prolessi che mi concedo: in realtà non sappiamo ancora che è stata una decisione pienamente sua) di fare una perquisizione a casa di Verchovenskij padre, sequestrando qualche scritto e qualche libro di certi pensatori liberali europei. È un capitolo breve, leggero, che ci accompagna fuori dalla Confessione di Stavrogin e ci aiuta, in fondo, a elaborarla. Ma non è un capitolo interlocutorio, tutt’altro: non esiste questo tipo di capitoli nella produzione dostoevskiana. G…v trova Stepan Trofimovič umiliato, prostrato dalla perquisizione: si è convinto che ciò che gli è capitato parta da Pietroburgo e sia figlio di una macchinazione contro di lui che parte dalle alte sfere. «singhiozzò per cinque minuti. Io mi sentii tutto sconvolto» dice G…v «Quell’uomo, che per vent’anni ci aveva fatto da profeta, il nostro predicatore, il nostro maestro, il nostro patriarca, il nostro Kukolnik (…) singhiozzava come un bambino piccolissimo che abbia fatto il monello, nell’attesa delle verghe che il maestro è andato a prendere». Verchovenskij è convinto che lo arresteranno (non accadrà) accusandolo di essere l’ispiratore di suo figlio e della sua cricca; ma, ciò che è peggio, non si dà pace perché pensa che tutta questa faccenda farà gioire Varvara Petrovna: «Le darò un’arma contro di me per tutta la vita! Oh, la mia vita è rovinata! Venti anni di felicità così piena con lei… ed ecco!»

Capitolo undicesimo. I filibustieri. Una mattina fatale.

Disordini in città. Una delegazione di settanta operai della fabbrica Špigulin – quella che è stata chiusa per via del focolaio di colera – manifesta per le strade del centro cittadino. È una marcia pacifica, ma nella percezione e nei racconti che se ne faranno, dice G…v, sarà vista come la matrice dei disordini sociali delle settimane successive. 

Sono pagine in cui l’attenzione è sui Lembke marito e moglie, alla vigilia della festa di beneficienza che la governatoressa ha organizzato e che il governatore, uomo pavido ma non stupido, vorrebbe rinviare alla luce delle tensioni che ci sono in città. Ne viene un ritratto ambiguo della coppia: Lembke, il debole dei due, il parvenu, rivela una certa sua posata saggezza, benché sia del tutto incapace di gestire la tensione e risulti spesso buffo e fuori posto; Julija Michailovna, donna risoluta e prevaricatrice, sicura del fatto suo, nobile (ha dunque contribuito alla carriera del marito, che per questo dipende da lei), va dritta per la sua strada senza accorgersi che – lo vedremo – viene di fatto usata da Pëtr, che immagina proprio quella festa come l’inizio del caos ed esercita il suo fascino sulla donna per farle fare ciò che vuole. Spesso, nel romanzo, G…v lancia frecciate contro Julija e la sua ingenuità, tenuta ben nascosta dal carattere impetuoso e risoluto. Nella conversazione tra marito e moglie viene fuori anche un ulteriore elemento buffo: Lembke è geloso di Pëtr, che potrebbe essere il figlio di Julija Michajlovna e che certamente non ne è l’amante. 

La manifestazione degli operai viene dispersa dalla polizia, che arriva a usare le verghe, punendo di fatto solo due operai: ma, di nuovo, nella percezione e nei racconti si dice che fu una guerriglia.

Ma c’è un piccolo vdrug: Stepan Trofimovič si presenta dal governatore e chiede ragione della perquisizione che ha subito. Lembke non ne sa nulla, ma parte all’attacco: sa che Stepan Trofimovič è il padre di Verchovenskij ed è stato, tra gli altri, istitutore di Stavrogin: «Io faccio scudo alla società, mentre voi la distruggete! (…) durante vent’anni foste il semenzaio di tutto ciò che ora si è accumulato… (…) State in guardia: l’indirizzo del vostro pensiero è noto». Ma mentre i due discorrono, ecco arrivare Julija Michajlovna con un codazzo di persone, tutte coinvolte nell’organizzazione della festa che occuperà i primi due capitoli della terza parte: tra loro, c’è Varvara Petrovna, c’è Liza e c’è anche lo scrittore Karmazinov, che riconosce Stepan e lo saluta. (È cosa nota, ma mi fa piacere ricordarla: ritraendo questo scrittore tronfio e privo di talento, vacuo e ricco e assolutamente incapace di guardare al di là del proprio naso e oltre la propria vanità, Dostoevskij si è levato la soddisfazione di perculare quell’insopportabile fighetto di Turgenev, che sul nichilismo aveva pure scritto nel 1862 un libro, Padri e figli, senza dubbio importante e decisivo sia in termini letterari che di dibattito, ma che non è degno di fare nemmeno da prefazione a I demonî. Aprire una parentesi, ora, sui rapporti tra Dostoevskij e Turgenev non è possibile; furono sia amici che in conflitto, si scrissero, si frequentarono in Russia come in Germania, in certe occasioni Turgenev aiutò perfino economicamente Dostoevskij. Ma non ci fu mai amore e, in certe cose scritte da Turgenev su o a Dostoevskij, io, che sono però di parte, ho sempre visto quell’altalenante sentimento sospeso tra l’invidia e la rassegnazione che l’uomo di talento prova al cospetto del genio assoluto e, anche, per così dire, la soddisfazione che chi non è genio sente quando vede che, rispetto al genio, è meglio inserito in società e ha un conto in banca più solido). Tipicamente turgeneviana è un’uscita di Karmazinov come quella che segue: «Quanto a me, a questo riguardo sono tranquillo e da sei anni me ne sto a Karlsruhe. E quando l’anno passato il consiglio municipale stabilì di costruire una nuova conduttura per lo scolo delle acque, sentii nel mio cuore che quella questione della conduttura di Karlsruhe mi era più cara e più vicina di tutte le questioni della mia cara patria… in tutto il periodo delle così dette riforme». Ecco, sostituite Karlsruhe con Baden Baden e avrete Turgenev (non ci credete? Andate a recuperare i ritratti macchiettistici e spassosissimi del nostro che fece Daniil Charms).

Arriva Stavrogin e vdrug Liza (questa Liza è, di tutti i personaggi femminili dei quattro grandi romanzi, per lo meno tra coloro che sono associate ai protagonisti – Aglaja e Nastas’ja dell’Idiota, Sonja di Delitto e castigo, Grušen’ka e Liza nei Karamazov – la più debole e svenevole: sta sempre sullo sfondo, trema, si confonde, ha un non-più-cane che la segue e sembra essere fatta di sola epidermide. Per lo meno fin qui. Da qui in poi, benché non abbia più tempo né spazio per diventare una Sonja e nemmeno un’Aglaja, Liza comincia però ad acquistare spessore, personalità:), Liza, dicevo, che vuole Stavrogin e ha deciso di prenderselo infischiandosene di convenzioni sociali, etichetta e futuro, lo sfida apertamente: «Nikolaj Vsevolodovič» dice, «un certo capitano che si dichiara vostro parente, fratello di vostra moglie, di cognome Lebjadkin, non cessa di scrivermi delle lettere sconvenienti e in esse si lagna di voi, offrendosi di rivelarmi certi segreti sul vostro conto. Se davvero è un vostro parente, proibitegli di offendermi e liberatemi dalle sue molestie». Così, davanti a tutti, per sfida e per amore, rivela che conosce la veritàsul matrimonio di Stavrogin, e ha l’idea, visto che non lo può fare suo, di metterlo con le spalle al muro, scatenando un putiferio. Stavrogin, che avevamo lasciato stravolto mentre fuggiva via da Tichon, è però tornato in lui. Senza nessun turbamento, risponde, placido, del resto facendo ciò che aveva detto al monaco di voler fare – una confessione pubblica, anche se soltanto di una parte, quella più innocente, dei suoi misfatti: «Sì, ho la sventura di essere parente di quell’uomo. Sono il marito di sua sorella, nata Lebjadkina, già quasi da cinque anni. Siate sicura che gli trasmetterò la vostra richiesta nel più breve termine, e garantisco che non vi molesterà più». 

È l’ultima pagina della seconda parte. G…v commenta la scena parlando dell’orrore demente che si dipinge sul viso di Varvara Petrovna non appena sente queste parole pronunciate dal figlio; Stavrogin se ne va, lasciando tutti interdetti; anche Liza, accompagnata dal di-nuovo-cane Mavrikij, se ne va. Si ritroveranno tutti, o quasi, nel capitolo successivo, il primo della terza e ultima parte, alla festa organizzata di Julija Michajlovna.

Fine della seconda parte.

I capitoli della parte prima: 12345

I capitoli della parte seconda: 1-23-4-567-8, 9

3 pensieri riguardo “Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 11

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