Lettura commentata di una prefazione a una guida turistica che è in realtà una lezione sul fatto che la letteratura, per essere tale, deve osare l’impensabile

Schermata 2021-03-23 alle 11.54.24È la prefazione che Tiziano Scarpa ha scritto al suo Venezia è un pesce – una guida turistica della città di Venezia. La prima volta che ho preso in mano questo libriccino ho pensato due cose: la prima è stata “Ancora?!?” – vale a dire che mi sembrava assurdo che qualcuno, ancora una volta, provasse a fare una guida di Venezia; Venezia è una città completamente spolpata, su cui, mi dicevo, non c’era più nulla più da dire. La seconda cosa che ho pensato, invece, è stata andare su Google Maps e cercare la mappa di Venezia, perché l’immagine raffigurata in copertina, pensavo, era stata modificata con Photoshop: Venezia è una città di mare, anzi, è la città di mare, ma è del tutto assurdo che assomigli a un pesce. E invece.
Dunque ho cominciato a leggere questa guida con circospezione e perfino con riluttanza: ci avrei trovato dentro cose trite che già sapevo – tutti sappiamo tutto di Venezia – o qualche fantasia sciocca, come per esempio che esistono città di mare a forma di pesce. E invece.

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La sofferenza della Polonia VII

Vilnius-Šeštokai-Varsavia
Ci infiliamo sopra un treno moderno, di quelli che sembrano fatti apposta per segnalare alla popolazione l’ingresso nell’Unione Europea, nell’Europa che conta. Si tratta del primo tratto da percorrere per raggiungere il confine, prima di cambiare treno ed entrare in Polonia. Trascorreremo un ultimo giorno a Varsavia, una notte e un pomeriggio, e poi punteremo verso l’aeroporto Chopin per tornare a casa. Ci hanno detto che in Italia si muore di caldo, che si teme un’emergenza lunga tre mesi. I sedili del treno sono durissimi, fanno venire il mal di schiena; sono posti da due in cui, ben presto, ci rendiamo conto che bisogna stare seduti in tre, seguendo i sobbalzi della linea ferroviaria. Non ci sono le tendine, in questo treno scomodo e fighetto, e le tre ore da Vilnius al confine le passiamo esibendoci in improbabili contorsioni per evitare che i raggi del sole ci buchino le cornee. Continua a leggere “La sofferenza della Polonia VII”

La sofferenza della Polonia

D’improvviso mi sono accorto che sono passati dieci anni da questo viaggio e da questo piccolo reportage. Non vedo più molte delle persone che sono nominate nel pezzo, e non sono più tornato in Polonia.

Prologo veneziano
Ho i soldi chiusi dentro la cintura.
Ho nella mente da qualche giorno il profilo da falchetto di Samuel Beckett, così come appare in uno dei suoi ritratti più celebri. Sono alla ricerca della sua Trilogia, perché mi sembra che potrebbe essere un’ottima compagna di viaggio, ma non riesco a trovarla, così prendo qualche cosa quasi a caso dalla libreria, la infilo nella borsa e comincio il mio percorso di avvicinamento ad est puntando dritto verso la Porta d’Oriente nostrana, O Venezia che sei la più bella, che hai davvero la forma di un pesce, è una cosa pazzesca, a guardarti dall’alto sei realmente un pescione con la protesi branchiale della Giudecca e la coda guizzante, il culo rivolto alla Croazia e una grande ferita lungo il corpo, dentro al corpo, quel Canal Grande pieno di tedeschi, di russi, di russi a Berlino, i russi a Berlino di Kaminer, la Russendisko, la Nostal’gija, le bische clandestine.

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