Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 10

Capitolo nono (o forse no). Da Tichon (o La confessione di Stavrogin)

Chiunque recuperasse, in qualche Biblioteca nazionale russa, i numeri del “Russkij vestnik” dove, tra il 1871 e il 1872, Dostoevskij pubblicò a puntate I demonî, ma anche la prima edizione in volume (1873) e alcune delle successive, non vi troverebbe questo capitolo, che comparve per la prima volta soltanto in un’edizione uscita nel 1922, cinquant’anni dopo la sua composizione e quarantuno dopo la morte dell’autore – in un mondo che, peraltro, era molto cambiato e avrebbe presto rigettato Dostoevskij in quanto pensatore reazionario. Questo è il motivo per cui, ancora oggi, in alcune edizioni italiane, come quella di Garzanti e, se non ricordo male, la BUR, Da Tichon compare in appendice e non nel corso del testo. Dostoevskij scrisse questo capitolo a ruota del precedente, ma, per farla breve, la censura lo respinse: sicuro dell’altissimo valore del testo, Dostoevskij non lo sostituì, ma passò semplicemente al capitolo successivo, convincendosi peraltro che Da Tichon non avrebbe mai visto la luce e, per questo, riutilizzandone delle parti – le più innocenti, per così dire – nel romanzo successivo, L’adolescente (1875). Invece, al principio del Novecento, una versione alternativa di questo testo cominciò a circolare (e alternativo era anche il titolo, La confessione di Stavrogin) fino, appunto, all’edizione del 1922. Queste, in breve, le vicissitudini editoriali di uno dei capitoli più alti della letteratura russa dell’Ottocento, e dunque della letteratura tout court

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