Malevič nello sguardo

Black_Square_-Kasimir_Malevich«Mi pare insomma che scrivere libri sia un po’ come trovare il modo giusto per appendere i quadri, salvo essere consapevoli che, una volta appesi, spaccheranno la stanza».

Alessandra Sarchi tiene su Ho un libro in testa una rubrica, che si chiama Possessioni, in cui chiede agli scrittori di raccontare il loro rapporto con un’opera d’arte. Ho l’onore di esserne ospite questo mese, con un breve scritto su Malevič e su un certo modo di vedere le cose.

Qui.

Icona

L’ultimo pezzo del diario pubblico di Pordenonelegge

Nelle case dei contadini ortodossi c’era e forse c’è ancora l’angolo rosso: il punto della casa dove si celebra il culto delle icone sacre. Solitamente, visto che il punto sta proprio all’incrocio tra due pareti, vi si appende trasversalmente un’icona – che crea in questo modo una quinta parete nella stanza. Il pittore suprematista Kazimir Malevich, quando dipinse il suo celebre Quadrato nero su fondo bianco, volle che fosse appeso, in una mostra, come un’icona, in un’ideale angolo rosso museale: la pittura, come i cristi iconizzati, apriva alla quinta dimensione, spaccava la stanza introducendo un altro lato, un’altra prospettiva.
La mia idea con i pezzi che ho scritto fin qui, su Kabobo prima e Maradona poi, era legata a questo modo di vedere le cose: a loro modo, le figure che ho raccontato sono entrambi dei simboli – figure emblematiche e portatrici di una visione altra del mondo per come lo conosciamo. Kabobo e il suo piccone rappresentano e si fanno paradigmi di un’idea di male assoluto, irrazionale e incontrollabile; Maradona è l’icona di un uomo tutto pubblico, tutto esterno, tutto politico: in qualche modo, è un individuo collettivo.
Io credo che il compito della letteratura sia proprio quello di andare a cercare per il mondo questi paradigmi, questi simboli dell’uomo, e raccontarli. Quando non se ne trova – ma è difficile – allora bisogna inventarseli: nascono così i Raskol’nikov, i don Chisciotte, gli Achab. Per quanto riguarda me, di solito trovo le mie icone nel mondo reale e tento di portarle dalla parte della letteratura.
Così come il quinto angolo aggiunge una dimensione, un oltre, e regala una nuova prospettiva alla stanza, la letteratura ha secondo me il compito (per chi crede che debba averne uno) di organizzare una visione laterale del mondo, raccontando qualcosa da un punto di vista che prima non c’era, non era così. Aggiungere una quinta dimensione cognitiva, estetica e politica al mondo per come lo conosciamo; guardarlo, in un certo senso, dall’angolo: questo è, secondo me, il grande potere dei libri.