Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 9

Capitolo settimo. Dai nostri

Forse non è un caso se Stavrogin, nel capitolo precedente, ha fatto riferimento a gruppi di cinque persone, poiché G…v, riferendosi alla cellula che Verchovenskij ha assemblato in città, parla proprio di cinque persone: Liputin, Virginskij, Šigalëv, l’ebreo Ljamšin, nominato di sfuggita nella prima parte e «un certo Tolkačenko. Sono tutti presenti a casa di Virginskij, dove si discute e si litiga di argomenti politici come la questione femminile prima che arrivino Stavrogin e Verchovenskij che, pur rimanendo taciturni e in disparte, modificano l’atmosfera, generando tensione e un’attesa che Pëtr finge di non notare finché qualcuno chiede ad alta voce se «siamo in seduta». La cosa viene messa ai voti nel corso di un paio di pagine buffe e beffarde: Dostoevskij prende vistosamente in giro questi circoli che lui stesso, in gioventù, ha frequentato, mettendo in scena un’accolita di allocchi confusi e spaventati, drogati di un’ideologia che li spinge a dire cose che forse pensano, ma in astratto, poiché nel concreto la vita che conducono e in fondo desiderano è in contraddizione con i loro discorsi; accanto a questa posa, che nei più problematici e seri, come Šatov, crea disagio e conflitto, e ai più vacui dà motivo di discussione ai ricevimenti, c’è la fascinazione, la malia che emanano figure oscure come quella di Stavrogin, a cui tutti, per amore o per odio, si inchinano come se lui solo fosse portatore della verità a cui tutti aspirano. Continua a leggere “Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 9”

Lettura a tappe dei Demonî di Dostoevskij – 8

Capitolo sesto. Pëtr Stepanovič negli impicci

Capitolo dinamico, di movimento, sostanzialmente speculare ai due della Notte, ma con alcune differenze sostanziali: la luce, per esempio: è un capitolo ambientato di giorno, manca dunque quell’aura di sotterfugio, mistero e delitto che ammantava La notte; il protagonista, che è Pëtr, che conferisce al testo, rispetto al tono sacrale e misterioso di Stavrogin, un’aria goliardica, di beffa ma, allo stesso tempo, di cattiveria gratuita. Si inizia dicendo che, nell’unica fabbrica del paese, quella degli Špigulin, c’è un focolaio di colera: siccome ci sono dei morti, Lembke la fa chiudere, lasciando a casa – come si scoprirà tra qualche capitolo – novecento operai. Ed è appunto da Lembe che si reca Pëtr: il governatore, per un’insana passione, colleziona manifestini e proclami rivoluzionari – la cosa lo comprometterà, ma non è questo il punto: il punto è che Pëtr lo sa, anzi, gliene ha procurati lui stesso; ora si parla di un poemetto rivoluzionario, La figura luminosa, che, a detta di Pëtr, è un ritratto di Šatov stampato e diffuso da lui medesimo. E proprio a proposito di Šatov Pëtr è venuto a parlare, apparentemente per salvarlo, come dice, ma in realtà facendo una delazione al governatore. Lembke mostra a Pëtr una lettera anonima, ricevuta il giorno prima, in cui lo si avvisa che è in preparazione una rivolta, ci saranno degli attentati: chi scrive, dice che può denunciare i colpevoli a patto di ottenere la grazia, e chiede al governatore di dare un segnale di disponibilità mettendo una candela alla finestra. Partito Pëtr – che il governatore ha informato del fatto che c’è qualcuno che vuole tradirlo – compare Blum, descritto come un uomo appartenente «alla strana razza dei tedeschi “sfortunati”», collaboratore di Lembke, che insiste affinché gli venga ordinato di fare una perquisizione a casa di Verchovenskij, poiché, ne è certo, egli è al centro di una cospirazione.

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