Cronaca del mondo feroce II

Avvicinamento e primo inoltro
Continua con un vento caldo che ci sorprende sulla scaletta dell’aereo. È sera, è l’ora in cui si cena e non c’è il sole, ma nello spazio aperto della pista c’è un vento spesso, maschile, che ci avvolge come l’aria di un phon e ci appiccica i vestiti ai corpi. Ci guardiamo come a dire che lo sapevamo che non è stagione, e che loro ci diranno che non è caldo, che per il Marocco i quarantadue gradi di quest’ora non sono poi tanti, a luglio, e che se c’è il vento si respira e non manca l’aria. Malika, la mamma di Iunes e Zaccaria, dice che da quando vive in Italia il caldo marocchino lo sente di più, ma che è più secco, e non soffriremo come a Milano. A loro tocca un altro viaggio, questa volta in macchina: alcune ore per raggiungere Beni Mellal, città natale di Malika, con il fratello e un amico che dalla mattina sono in aeroporto ad attendere il nostro volo che non c’è. Arriveranno a mezzanotte, dopo aver attraversato il niente di sabbia e costeggiato i monti dell’Atlante. Ci invitano ad andare a trovarli, dicono che ci ospiteranno nella casa di famiglia, ma questo nostro viaggio è di pochi giorni, è una toccata e fuga che ho regalato a Laura per la sua laurea e non avremo tempo di spostarci da Marrakech. Continua a leggere “Cronaca del mondo feroce II”

Cronaca del mondo feroce

Quattro giorni a Marrakech.

[Questo piccolo spazio online è stato creato anche per recuperare vecchie cose andate perdute, come questo reportage dal Marocco che ho scritto nel 2007 e che considero tuttora una delle mie cose migliori]

I. Arrivo
Inizia con Canetti che dice: “Tre volte venni a contatto con i cammelli e ogni volta finì in modo tragico”. Fuori dalle mura della Medina, da qualche parte, c’era e forse c’è ancora il mercato dei cammelli, davanti alla Porta Bab-el-Khemis. Lì arrivavano dalle montagne dell’Atlante i vecchi berberi con i loro animali da macellare, e con i macellai cominciavano le lunghe contrattazioni per vendere gli animali vivi o morti, interi o in pezzi, che andavano a riempire le botteghe nei suk della Medina. Metri e metri quadrati di animali sgozzati e lasciati dissanguare sull’asfalto polveroso della piazza, davanti a tutti. Gli animali vengono macellati recidendone la carotide, perché i musulmani possono mangiare solamente animali dissanguati. La morte è lunga, sfiancante per chi la subisce e chi la guarda, sotto il sole, davanti a tutti. Gli animali capiscono quando è giunto il loro momento, perché il macellaio ha le vesti e le mani intrise del sangue della vittima precedente, il macellaio sa di cammello e di morte lenta. Allora i cammelli diventano aggressivi, si dice, rabbiosi: sentono la morte e la scacciano a morsi, a calci. Scacciano la morte con la morte. Continua a leggere “Cronaca del mondo feroce”