L’autobiografia come infrazione

Una stupidaggine che dico sempre, ma che non considero priva di fondamento, è che difficilmente, nel corso della mia vita, mi sono imbattuto in capolavori scritti o composti o immaginati dopo i 65/70 anni. Detto altrimenti: sembra che gli scrittori abbiano a disposizione un tempo limitato (trenta/quarant’anni) per spremere fino al midollo il loro talento. Dopodiché ci sono mestiere, maniera, ma anche stanchezza. So perfettamente che esistono così tante eccezioni a questo teorema da renderlo poco più di una boutade, eppure non trovo nella memoria, tra i libri che mi hanno cambiato la vita, uno che sia stato scritto in età senile. Fanno eccezione (ne metto subito una io) i tre libri dell’autobiografia di Elias Canetti – che sono un autentico monumento del Novecento e uno dei suoi vertici.
Ma si tratta di un’autobiografia, non di un’opera di pura invenzione.
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