Madrigale senza suono ha vinto il Campiello

Con 73 voti, Madrigale senza suono ha vinto la 57esima edizione del Premio Campiello.

Com’è fatto Madrigale senza suono

[Ma in breve, stavolta]

È fatto per voci, perché chiude un percorso: tre voci sono evidenti, anche se forse una è inattendibile; ce n’è una quarta che arriva dopo, e altre piccole, laterali, ma che si prendono un loro spazio. Dopotutto, un madrigale può avere cinque, sei, perfino sette voci.
Ci sono due lettere (una lunga), una cronaca che è il protocollo di venti giorni e quarantasette anni, e che si specchia in commenti che compongono quasi un diario.
Ci sono parti gotiche e parti buffe, e c’è il mio consueto, piccolo bestiario. C’è la storia, la biografia documentata, ma impastata di leggende e dicerie popolari, e a volte questi due aspetti diventano uno.
Tutto qui.

In uscita il 21 febbraio per Bollati Boringhieri, pp. 384, euro 16,50

51-q4czbanl

Madrigale senza suono – quarta di copertina

Schermata 2019-01-03 alle 16.10.32

Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico. Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito?
Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto. Questa storia – è ciò che il lettore scopre sbalordito – ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio. Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor’ Stravinskij – che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo – Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare. L’edificio che attraverso Madrigale senza suono Tarabbia innalza è una cattedrale gotica da cui scaturisce la potenza misteriosa della musica. È impossibile, per il lettore, non spingere il portale. E, una volta entrato, non restarne intrappolato.

In uscita il 21 febbraio per Bollati Boringhieri.