Gli intagliatori del legno #2

Pensieri sparsi sulla fine dei libri (il pezzo è un’ideale continuazione di questo)

Esistono almeno due tipologie di libro ricattatorio: il primo tipo è quello dei libri scritti con toni sapienziali, vagamente lirici e che mirano a risvegliare il poetico in chi legge mentre, sotto, l’intento non dichiarato è quello di “insegnare a vivere”. Esiste almeno uno scrittore molto noto e molto amato che scrive in questo modo, ma se mi addentrassi a studiare approfonditamente il problema so bene che vi troverei un esercito. Il secondo tipo è meno grossolano, ma proprio per questo più subdolo: è il libro scritto dallo scrittore “buono”, quello moralmente impeccabile, che si occupa di storie edificanti – che magari c’entrano con l’emigrazione o con la criminalità – e che sa far piangere e, soprattutto, far riflettere. «Non puoi non leggermi» dicono queste due tipologie di libri. E nello specifico: «Se non mi leggi sei un mostro: non puoi, infatti, non avere un animo poetico, quella sensibilità che io so risvegliare con i miei aggettivi e quella voglia arcaica di stare ad ascoltare qualcuno più vecchio di te che di vita ne ha già fatta e te la vuole raccontare». E ancora: «Sei non mi leggi sei un mostro: non puoi, infatti, tu che possiedi un animo sensibile ai problemi della nostra società, non voler leggere questa storia tragica di emigrazione, l’epopea semplice di questa famiglia/ragazzo/bambina in fuga da un mondo che la opprime e la ucciderebbe; seguila insieme a me, amico, vediamo se ce la fa a realizzare il suo sogno di emancipazione, se riesce a riscattarsi nel lavoro onesto/a ricongiungersi con il resto dei suoi cari/a liberarsi dalle ombre di un passato violento». Continua a leggere “Gli intagliatori del legno #2”

Stati di grazia

Questa recensione di Stati di grazia di Davide Orecchio (Il Saggiatore) è uscita sull’Indice di questo mese.

Le sei “biografie infedeli” che componevano Città distrutte, il libro con cui Davide Orecchio aveva esordito due anni fa, avevano fatto capire che era nato in Italia uno scrittore dalla voce originale e potente: quella splendida raccolta di racconti era valsa a Orecchio qualche premio prestigioso (Mondello, SuperMondello e Volponi), il plauso pressoché unanime della critica e un senso d’attesa nei lettori per il prossimo libro. Sotto il magistero di Borges e W.G. Sebald, in Città distrutte si raccontavano le vite immaginate di sei personaggi messi di fronte ai grandi snodi della Storia del Novecento: erano storie di esili, povertà ed emigrazione che si intrecciavano con i momenti e i luoghi capitali del secolo breve come il fascismo, l’Unione Sovietica, l’Argentina dei desaparecidos. Basato su fonti d’archivio – e dunque figlio di un grande lavoro di documentazione – il libro letteralmente inventava delle vite paradigmatiche e le faceva raccontare da un autore che si fingeva il loro biografo. Continua a leggere “Stati di grazia”

La sofferenza della Polonia VI

Vilnius-Kaunas-Vilnius
La Finlandia. Una lunga strada, dritta come un colpo di fucile, in mezzo a distese regolari di boschi, a casupole di legno con i tetti spioventi, talmente ripidi da sembrare, in lontananza, delle semplici costruzioni verticali, bidimensionali come i pali della luce. Il paesaggio baltico si uniforma lentamente a quello scandinavo, la terra diventa un tutt’uno, l’Europa va ad abbassarsi, ad eguagliarsi per diventare prima steppa poi lamina peninsulare, scandinava. È un pullman urbano, quello che ci fa coprire i cento chilometri che separano la prima dalla seconda città della Lituania, un pullman urbano che viola le normali leggi del trasporto, entra in autostrada e si mette a viaggiare, ad attraversare il Paese. I lituani hanno creato una rete autostradale semplice e lineare e a tratti sorprendente: circa ogni cinquecento metri il cordone di metallo che separa le due carreggiate si interrompe, dando la possibilità agli automobilisti di fare inversione di marcia, di ripercorrere a ritroso i tratti di strada già battuti e di ritornare sui propri passi. Eh, c’è poco traffico, ci sono poche macchine e pochi pericoli. Continua a leggere “La sofferenza della Polonia VI”