What Is Going to Happen to Books?

La scorsa settimana, in occasione della XIV Settimana della lingua italiana nel mondo, ho girato un po’ per il nord Europa per parlare di Books in Italy e di nuove frontiere dell’editoria. Sono stato ospite, prima, dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e, poi, dell’Ambasciata Italiana in Finlandia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki – città dove l’Italia era ospite d’onore alla Fiera del libro. Questo è quello che ho detto.
Ringrazio Raffaello Palumbo Mosca che ha rivisto la prima versione del testo.

My speech will be divided in two parts: in the first one, I will try to reflect upon the so-called digital era and the possibile perspectives for publishers, authors and readers. I’m not a publisher, but I’m a writer and a reader and, above all, I live in the world of books. In the second part of the speech, I will show you the project of the website we launched in Italy to promote our literature abroad.
But, firstly, I’d like to tell you a story. Continua a leggere “What Is Going to Happen to Books?”

Gli intagliatori del legno

Pensieri sparsi sulla fine dei libri.

Mi sono svegliato e ho capito che i libri non esistono, che non hanno nessun o quasi nessun ruolo nella vita del mondo. Ci ho messo del tempo, a capirlo, perché il mio mondo, il mondo a cui mi riferisco e in cui vivo e che conosco da vicino è fatto di libri e di persone che lavorano coi libri: sono dunque un caso particolare, qualcuno che vive raccolto in una nicchia, come, immagino, sono una nicchia e un mondo a parte i battitori d’aste di bestiame del Nord America che hanno inventato una nuova lingua per vendere i lotti. I libri non esistono perché ormai non hanno nessun ruolo nella modificazione dell’immaginario, nella costruzione di mondi e di opinioni. L’ultimo libro ad aver fatto questo, ad aver costruito un immaginario – per così dire –, in Italia è stato Gomorra. Era il 2006, e i sette anni successivi non sono serviti quasi ad altro che alla messinscena di uno sfacelo oracolare e un abbruttimento intellettuale che ha colpito il suo autore e una buona fetta dei suoi lettori. Quando dico libri – è paradossale che mi senta in dovere di specificarlo – intendo libri veri. Che cosa distingue un libro vero da un libro finto? Una cosa che bisogna leggere da una che bisogna lasciar perdere? Lo stile, il tema, la lingua, la voce, il disinteresse per i colpi di scena (che però non sono banditi), l’ambientazione, il lavoro che, leggendo, un lettore intuisce che è stato fatto per arrivare a comporre il libro, la bellezza, il dolore, l’assoluta, palpabile aderenza che si intravvede tra il testo e la persona che lo ha scritto, la capacità, che è linguistica e di visione, di edificare un mondo, di creare un immaginario, l’assoluta credibilità dei personaggi, siano essi cavalieri erranti o assassini idealisti, la capacità allegorica di raccontare gli uomini e le loro deviazioni, la proposta di una visione laterale eppure iconica del mondo. Non ho mai amato gli elenchi, che mi sembrano scappatoie e nascono per essere incompleti, ma tant’è.

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