Tentativo su Frederik Ruysch

 

In una delle sue Operette morali più appartate, Leopardi vivifica per pochi minuti le mummie che Frederik Ruysch tiene nel proprio laboratorio e le fa cantare. Da dietro la porta dello studio, terrorizzato, il medico anatomista olandese si domanda chi mai abbia insegnato loro la musica e, prima di entrare per parlare con loro, si compiace (ma c’è dell’ironia) per averle conservate così bene da vedersele addirittura resuscitate. Entrato nel laboratorio, l’anatomista si rivolge a loro chiamandole «Figliuoli» e chiede se si siano per caso svegliate «insuperbiti per la visita dello Czar». È infatti certo che Pietro il Grande visitò per ben due volte lo studio anatomico del dottor Ruysch alla fine del Seicento, ossia pochi anni prima della posa della prima pietra per la costruzione di Pietroburgo. Non è di secondaria importanza il fatto che, in quegli anni, dopo gli studi a Leida Ruysch si fosse trasferito ad Amsterdam – che è una delle città sul cui modello fu edificata Pietroburgo. Pare che Ruysch e lo zar condividessero alcune passioni, che naturalmente il secondo coltivava a livello amatoriale mentre per il primo costituivano materie di studio e di lavoro: le farfalle, le lucertole e la dentatura umana. Si dice che Ruysch insegnò a Pietro a disegnare l’arcata dentale umana, e che dunque spiegò allo zar la conformazione della bocca e la posizione e la nomenclatura dei denti. Tra le tante passioni bizzarre e largamente documentate di Pietro, si dice ci fosse proprio quella di improvvisarsi dentista di corte: era lui stesso, pare, a cavare i denti ai sottoposti nel Palazzo d’Inverno, e talvolta questa sua pratica veniva esercitata anche senza che ce ne fosse uno stretto bisogno. In una parola: a volte lo zar si svegliava con la voglia di usar le tenaglie, e qualche paggio o scudiero o garzone doveva assecondarlo facendosi cavare un dente buono.

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