La vita invisibile

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Per i tipi di Avagliano editore, esce in questi giorni un’antologia a cura di Francesca Bonafini e Caterina Falconi. Si chiama La vita invisibile e, come dice il sottotitolo, raccoglie Racconti di preghiera, pellegrinaggio, miracolo. Vi partecipo da ateo, con un racconto che è finito nella sezione dedicata al Miracolo; a lungo sono stato indeciso se intitolarlo La disputa – poiché di questo si narra –  o, dostoevskianamente, Il miracolo, il mistero, l’autorità: ho ceduto al vezzo dostoevskiano, alla fine, dato che l’idea del racconto parte dalla lettura dello splendido commento che Vasilij Rozanov fece della Leggenda del Grande Inquisitore, e la storia comincia proprio con una rielaborazione di alcuni passi del saggio rozanoviano. 

Nel testo si racconta dell’ascesa al Golgota e della crocifissione (in questo senso, è una prosecuzione ideale del racconto che chiude Il peso del legno). Ma Cristo non sale solo: insieme a lui, oltre ai ladroni, ai centurioni e alla folla, c’è qualcuno che, per così dire, approfitta del momento per regolare certi conti e per risolvere certi conflitti che nella novella scritta da Ivan Karamazov sono rimasti aperti.

Ecco l’inizio:

Tre grandi atti mistici, da cui dipendono le sorti dell’uomo, fungono da capisaldi della contemplazione religiosa. Sono l’atto della caduta nel peccato, che spiega ciò che è; l’atto della redenzione, che consolida l’uomo in ciò che è; l’atto dell’eterna sanzione per il bene e il male, del supremo trionfo della verità, che attrae l’uomo nel futuro. Le sorti dell’uomo possono essere sovvertite soltanto scuotendo uno di questi capisaldi. E una sola cosa l’uomo non potrà sopportare: la frattura dell’essere e della coscienza con i tre atti mistici, della fede nei quali egli vive: questo pensa mentre si incammina.

E pensa:

Ogni volta che la sua sofferenza è troppo grande, che l’oltraggio è insopportabile, nell’anima si desta il desiderio di non separarsi da questa sofferenza, di non allontanare da sé questo oltraggio. Vi è qualcosa che mitiga la stessa sofferenza nel sapere che essa non è meritata e che non sarà ripagata.

E pensa:

Lo spirito umano è legato strettamente, troppo strettamente, nelle idee, nei concetti e nei sentimenti alla misteriosa conformazione del suo corpo. E le sofferenze degli innocenti, questa indicibile sofferenza di te che sei l’Innocente, è il risarcimento dovuto al Padre per il peccato originale[i]: è una legge di nascita, e tu, nascendo, non gli sfuggisti, dunque anche tu, che sei il Perfetto, peccasti per il solo motivo di essere venuto al mondo. Ed ecco che questa ascesa al monte, queste piaghe e questa corona che ti buca il cranio sono l’atto attraverso cui tu stesso, il Puro, ti purifichi per poterti presentare davanti al Padre senza la vergogna di esser nato.

Mi senti? Lo so che mi senti. Io ti sono stato compagno e amico, e tu mi hai respinto. Hai pensato che avresti potuto fare senza di me, mi hai trattato con arroganza e disprezzo e ora sei solo, solo come non sei mai stato, sei più solo di quando ci incontrammo l’altra volta e tu avevi fame e avevi sete eppure mi ripudiasti. Ma sta scritto: «Alla fine, dopo aver esaurito ogni genere di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per un certo tempo»[ii]. Ecco che cosa sta scritto, e l’ho letto io così come l’hai letto tu: leggiamo tutti da sempre soltanto quell’unico Libro, e ora sappiamo che quel tempo che tu, nella tua presunzione, avevi forse calcolato in millenni, è finito.

[…]

 

[i] I pensieri con cui si apre questo racconto sono presi, a volte letteralmente, a volte con alcune modifiche ed espansioni, dal saggio di Vasilij Rozanov La leggenda del Grande Inquisitore (1894), edito in Italia da Marietti 1820.

[ii] Luca, 4,13

One thought on “La vita invisibile

  1. Gentilissimo,

    mi permetto di contattarLa attraverso il blog anche se non si tratta di commentare direttamente il Suo post.

    Mi chiamo Marco Bettuzzi e sono un docente del Conservatorio Paganini di Genova, dove da vent’anni mi occupo di polifonia attraverso un laboratorio madrigalistico (Ensemble Vox antiqua) che da diversi anni svolge anche un’attività artistica propria.

    La lettura del suo romanzo Madrigale senza suono – durante il 2020 – mi ha spinto a elaborare l’idea di un progetto legato a Gesualdo, che da molto tempo avevo accarezzato, ma che solo attraverso la mediazione di un testo così affascinante mi è parso compiutamente realizzabile.

    Avrei quindi bisogno di contattarLa in privato per fornirLe ulteriori dettagli in merito al progetto.

    Ringraziando per l’attenzione, porgo distinti saluti
    Marco Bettuzzi

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