I demoni russi. Un frammento

Metto qui le prime due pagine dell’introduzione ai Racconti di demoni russi (Il Saggiatore), dove si parla di Vrubel’ e di strane possessioni

«Sono scomparsi col tempo nel buio,
come follia o ispirazione,
la sua fronte senza corna
e la sua riflessione severa».

Andrej Belyj, Il demone, 1908

In un affettuoso resoconto degli ultimi anni trascorsi su questo mondo da Michail Vrubel’, il poeta simbolista Valerij Brjusov raccontò di come il pittore, ormai sopraffatto dalle sue ossessioni e dalla follia, parlasse con orrore di una delle ultime grandi opere che la salute gli aveva concesso di comporre, Ostrica con perla, confidando all’amico, in un sussurro, che quel quadro lo tormentava come una maledizione. Ormai ricoverato in una clinica per malati di mente e quasi del tutto cieco, Vrubel’ si stupiva di come, nella raffigurazione di quella conchiglia che sembra contenere l’universo intero, egli fosse stato spinto a rappresentare due figure femminili, immagini forse di sirene o di divinità marine, di cui però almeno una – credo la seconda, quella che sta più in basso – era scaturita dal suo pennello come all’improvviso e contro la sua stessa volontà. VrubelVrubel’, che aveva poco più di cinquant’anni ma sembrava un vecchio, era convinto che in quella seconda figura fosse raffigurato lui. «È lui» diceva «Sta facendo cose come questa ai miei quadri. S’è preso questo potere perché io, senza esserne degno, ho dipinto il Cristo e la Madre di Dio. Ha stravolto tutti i miei lavori…». Raccontando questo episodio, Brjusov non ebbe nemmeno bisogno di specificare chi fosse quel lui a cui il pittore si riferiva: era chiaro, a lui come ai lettori del suo memoir, che l’immagine che accompagnò gli ultimi anni di Vrubel’ era quella del diavolo che, insinuandosi perfino nei suoi quadri, veniva a punirlo per una vita vissuta nel peccato.
Vrubel’ soffriva di allucinazioni continue, e a lungo rimase convinto che il modo più efficace per espiare i suoi peccati e levare il demonio dalle sue opere fosse trascorrere gran parte delle giornate nudo, gattonando per i quattro angoli della stanza e facendo altre stranezze. Circolano molte voci, molte storie, sull’origine della sua follia; a partire dagli anni Novanta del XIX secolo, avvinto dai versi del Demone di Lermontov, egli aveva cominciato a dipingere, con un’ossessione che si era trasformata in una sorta di monomania, quadri ispirati al poema: la prima raffigurazione di un Demone seduto è del 1890; nello stesso anno, scolpì una Testa di demone, e ne disegnò molte altre: il demone ha quasi sempre lo stesso volto, quello di un giovane malinconico e irrimediabilmente solo, con occhi grandi e liquorosi e la testa coperta di ricci che non riescono, però, a proteggerlo né a nascondere il suo languore; Mikhail_Aleksandrovich_Vrubel_-_Head_of_a_Demon_1890_(wc_on_carboard)_-_(MeisterDrucke-136131)seguono un Demone abbattuto e molti Demone seduto, una Lotta tra Faust e Mefistofele e una raffigurazione dell’amore tra Tamara e il demone, sempre di ispirazione lermontoviana. Componendo il Demone abbattuto, pare che Vrubel’ avesse mescolato ai colori della polvere di bronzo, che nelle sue intenzioni avrebbe conferito una certa luminescenza al soggetto, rendendo esplicita la sua origine ultraterrena. Ma il pittore non aveva tenuto in considerazione, o per lo meno è così che molti la raccontano, il processo di ossidazione del bronzo, che nel giro di breve tempo modificò la colorazione e l’espressione del demone, il quale divenne, in modo del tutto indipendente dalla volontà del suo creatore, un essere cupo, smorto, lontano dalla bellezza malinconica che egli aveva immaginato per lui. Gallerie e collezionisti, turbati da qualcosa di sulfureo che scorgevano nell’espressione di questo diavolo afflitto, respinsero il quadro, e qualcuno ancora oggi sostiene che la follia di Vrubel’ ebbe inizio proprio per via di quel dipinto che, in modo misterioso, si era modificato da solo. All’inizio del XX secolo, l’ossessione demonologica del pittore in parte si attenuò, per fare posto alle conchiglie e a quelle rappresentazioni cristologiche della cui rovina a opera del diavolo, però, Vrubel’ si lamentava con Brjusov: ormai, il demonio aveva rovinato irreparabilmente la sua psiche.

(…)

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