La seconda vita di un romanzo

Dopo dieci anni, Il demone a Beslan è di nuovo in libreria, ma con una veste nuova: è cambiato l’editore, che ora è Bollati Boringhieri, e ho corretto alcuni errori e imprecisioni che, dopo la prima edizione del 2011, mi sono accorto di aver commesso; ho modificato certe grafie, rendendole più filologiche, ho cancellato un paragrafo dove c’era un errore di punto di vista e ho tradotto in italiano certe cose, ma poche, che erano in lingua. 
Per il resto, Il demone a Beslan è rimasto ciò che era, come è giusto che sia. 

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Il demone a Beslan, risvolto

Il demone a Beslan esce di nuovo, ma per Bollati Boringhieri, il 25 febbraio.

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Riporto qui il testo del risvolto di copertina:

Il 1° settembre 2004 un commando di terroristi fece irruzione nella Scuola n. 1 di Beslan – una cittadina dell’Ossezia del Nord, nel Caucaso – sequestrando oltre mille persone tra studenti, genitori e insegnanti e tenendole segregate in una palestra. Per tre giorni, il mondo restò con il fiato sospeso finché, il 3 settembre, un commando di teste di cuoio fece irruzione nella scuola. Nello scontro morirono trecentotrentaquattro persone, tra cui centottantasei bambini e trentuno dei trentadue terroristi.
A quello sopravvissuto, Andrea Tarabbia ha cambiato nome, dato una biografia immaginaria e un compito, terribile eppure necessario: raccontare, dalle viscere di un carcere dal quale non uscirà più, quei tre giorni. Così Marat Bazarev, questo il nome del narratore, scrive di sé, delle sue illusioni, delle rabbie e dei delitti; non chiede perdono; viene attraversato da paure, follie, allucinazioni, sogni, e noi li attraversiamo con lui, ascoltiamo le voci che lo tormentano e le sue ragioni che, per quanto inascoltabili, sono e restano umane.
Il demone a Beslan torna in libreria dopo dieci anni e, oggi come allora, si fa carico di raccontare l’irraccontabile, facendo dire il Male da chi ha osato compierlo. E lo fa senza paura di guardare in faccia l’orrore e facendo leva sulla cronaca, sulla storia più recente e sul grande potere di trasfigurare la realtà che ha la grande letteratura.