Com’è fatto Madrigale senza suono

[Ma in breve, stavolta]

È fatto per voci, perché chiude un percorso: tre voci sono evidenti, anche se forse una è inattendibile; ce n’è una quarta che arriva dopo, e altre piccole, laterali, ma che si prendono un loro spazio. Dopotutto, un madrigale può avere cinque, sei, perfino sette voci.
Ci sono due lettere (una lunga), una cronaca che è il protocollo di venti giorni e quarantasette anni, e che si specchia in commenti che compongono quasi un diario.
Ci sono parti gotiche e parti buffe, e c’è il mio consueto, piccolo bestiario. C’è la storia, la biografia documentata, ma impastata di leggende e dicerie popolari, e a volte questi due aspetti diventano uno.
Tutto qui.

In uscita il 21 febbraio per Bollati Boringhieri, pp. 384, euro 16,50

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