Il peso del legno

«Ti ho chiesto amore e salvezza, tu mi hai dato una croce».

Uscirà il 17 maggio, ma sarà disponibile presso lo stand dell’editore già durante il Salone del libro di Torino, il mio prossimo libro: si chiama Il peso del legno, esce per la collana CroceVia di NNeditore. Più di un anno fa, mentre stavo nel pieno della stesura del romanzo che uscirà il prossimo anno, mi chiamò Alessandro Zaccuri dicendomi che stava curando una piccola collana nella quale scrittori non praticanti, o atei, o agnostici, si sarebbero misurati con parole e concetti della cristianità. «Avremo un libro sulla passione, uno sulla fede, un altro sulla grazia» disse. «Vorresti farne uno sulla croce?»
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Mi sono messo a studiare, ho riletto le Scritture, le ho confrontate: ne è uscito un libro che è prima di tutto un saggio, poi un esercizio di riscrittura e commento, ma anche un’opera in parte autobiografica dove si indaga il senso del dolore, si pongono domande sulla giustizia di Dio nei confronti degli uomini e sul comportamento di Cristo davanti a coloro ai quali diede una croce. Contiene anche due racconti, due piccoli apocrifi che riassumono il senso del discorso. Penso di poter dire che è il libro di qualcuno che capisce la grandezza di Cristo ma non ha la forza di credere fino in fondo.

Questo è il testo del risvolto di copertina:
Prima c’è Simone di Cirene, che torna dai campi e viene fermato da un centurione per aiutare Gesù a portare la croce sul Golgota. Non sappiamo cosa abbia pensato, né cosa gli sia successo dopo, ma solo che il gesto involontario di Simone ha avuto terribili conseguenze sui suoi figli. Poi c’è Gesta, che cerca di essere salvato da Gesù e, invece, si ritrova con la sua croce sulla stessa via Dolorosa che porta alla morte. In mezzo ci sono Lazzaro, Giuda, Pilato, e tutti gli scrittori – da Borges a Simone Weil, da Camus a Elias Canetti – che si sono interrogati su quel racconto, cercando il senso della croce in parole come colpa, fede, giustizia e amore. Tra tutti loro c’è anche Andrea Tarabbia, che raccoglie queste domande per tuffarle nel nostro presente.

E questo è il piccolo testo con cui Alessandro Zaccuri accompagna il volume:
«La linea orizzontale è la pena, che ogni essere umano conosce. In verticale corre invece il segno della colpa: affonda nell’abisso e chiede ragione al cielo. Noi siamo lì in mezzo, nel punto in cui si forma la croce».

Ecco, lì, in quel mezzo, sta Il peso del legno.

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