Blok e la rivoluzione

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Esce oggi il numero 80 di Nuovi argomenti, dedicato alla Rivoluzione d’ottobre. Hanno chiesto ad alcuni scrittori italiani di fare dei ritratti di autori russi che, in qualche modo, ebbero a che fare con il 1917. Io partecipo con un articolo su Aleksandr Blok che comincia così:

Ascoltò la Rivoluzione e la Rivoluzione lo annientò. Quando morì, per un’endocardite aggravata dalla poca nutrizione e da un esaurimento nervoso che lo affliggeva da tempo, non aveva ancora 41 anni. Era il 1921: in Russia c’era la Guerra civile, da quasi quattro anni i bolscevichi erano al potere e molti di coloro che nella Rivoluzione avevano creduto, tra questi anche lui, vivevano già disillusi, fiaccati. La mattina dell’8 agosto, il giorno dopo la sua morte, la «Pravda» scrisse il coccodrillo più freddo della sua storia editoriale: «Ieri mattina si è spento il poeta Aleksandr Blok», mentre il suo amico-rivale Andrej Belyj cominciò a sostenere che Blok era stato ucciso da un’«asma spirituale», un lento soffocamento provocato dalla delusione, dall’impossibilità di scrivere dentro un mondo che aveva ucciso la sua creatività. A scorrere i taccuini degli ultimi anni, una delle parole che vi compare più frequentemente è toska – angoscia, fatica di vivere. Il 4 maggio del 1919, per esempio, Blok aveva scritto: «Ho lavorato un po’. Ma ormai non sono più in grado di lavorare sul serio… finché sul collo mi balla il cappio dello stato poliziesco». E sono innumerevoli gli appunti, le pagine di diario che, in quegli ultimi anni, riportano considerazioni analoghe.
Eppure Blok, a suo modo, aveva creduto nella Rivoluzione: nel 1917 diceva e scriveva continuamente di sentire, per le strade di Pietrogrado, la “musica” della rivolta, fatta di canti e marce e del fracasso del vecchio mondo che veniva travolto, portandosi dietro nell’oblio tutto il peso dello zarismo. Pensava che l’Ottobre avrebbe portato a una catarsi umana, a una trasfigurazione dei rapporti sociali, e l’immagine che egli associava alla Rivoluzione, quella di una bufera inarrestabile e igienica, compare negli appunti, nei saggi e nei versi come un mantra.

[Il pezzo, nella sua interezza, è stato ripreso e pubblicato da Le parole e le cose: qui]

 

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2 pensieri riguardo “Blok e la rivoluzione

  1. Uno. Perché il testo parla di lui: è un ritratto, non un estratto di un libro di storia.
    Due. Si legga i diari di Blok e gli articoli che lui scrisse tra il ’17 e il ’18. Lì c’è la risposta.

  2. “Ascoltò la Rivoluzione e la Rivoluzione lo annientò.”

    Uno. Ma perché al singolare? In tanti (operai, contadini, donne, militanti di vari partiti) ascoltarono la Rivoluzione e furono annientati.
    Due. Fu/furono annientati ma dalla CONTRORIVOLUZIONE!
    La Storia ( e le Rivoluzioni avvengono nella Storia) *fa male* ( e spesso *fa molto male*).
    Block, anche se aveva una “sua idea romantica (e, diciamolo, ingenua) della Rivoluzione”, inseguì “la sconosciuta [che] cammina tra gli ubriachi”.
    Che avrebbe dovuto fare di diverso “un uomo spaventosamente triste che sente nei moti del suo popolo l’impulso a creare un mondo nuovo”?

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