Zolfo

Su Narrandom c’è un mio piccolo racconto ispirato alla figura di un pittore secentesco che non viene mai nominato, ma che dovrebbe risultare riconoscibile. Narrandom è un sito di scritture che funziona in modo particolare: periodicamente viene estratta una parola, che diventa il tema o la base di alcuni racconti. A me, appunto, è capitata Zolfo. Il sito è stato ideato da alcuni ex allievi della Scuola Holden, dove insegno da qualche anno.

Entrò nella stanza senza che si sentisse rumore di chiavi e rimase a lungo sulla soglia, in silenzio, guardando dentro il buio come guardano i gatti e fiutando l’aria come se potesse distinguere, nell’oscurità, la presenza dell’altro uomo dall’odore. Vide prima le sagome del letto e di un piccolo tavolo, anzi, le indovinò, perché sapeva come le cose erano disposte nelle locande: il letto sulla parete di fronte alla porta, il bugliolo in terra, accanto al tavolo sovrastato da un vecchio crocifisso di legno. Il piccolo cono di luce che entrava dalla soglia illuminò il grande armadio, che era stato trascinato contro la finestra e la tappava.
«Dove siete?» domandò, ma sottovoce, come se non fosse ancora tempo di farsi sentire.
Gli rispose un silenzio, ma le sue orecchie erano ben allenate, e capì che qualcuno, nell’angolo in fondo, aveva tirato un leggero sospiro che forse era di paura. Avanzò di un passo dentro la stanza facendo cricchiare le assi del pavimento; la ferraglia che portava appesa alla cintura tintinnò, ed egli pensò che quel rumore aveva forse rivelato all’uomo il suo mestiere.
«Vi cerco per parlare» disse allora, come a gettare nel buio un’assicurazione. In risposta gli arrivò, dall’angolo, un respiro respirato controvoglia, e trattenuto male.
Fece un altro passo, si diede lo spazio per chiudersi la porta dietro le spalle.
«Vedete?» disse, alzando le mani nel vuoto. «Ho chiuso la porta. Siamo io e voi. Voi sapete il punto esatto dove mi trovo, i vostri occhi sono più abituati dei miei a questa oscurità: siete in vantaggio».
Gli venne al naso l’odore del legno, e quello spiacevole del bugliolo. Gli parve di vedere, abbandonate ai piedi del letto, delle fasce, o dei pezzi di stoffa, da cui veniva l’odore acido e pure intenso dell’aceto.
Avanzò di un altro passo, e di nuovo la ferraglia risuonò. La fermò con la mano, sentendosi in difetto, poi chiese: «Posso sedermi?»

[Il racconto continua qui]

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