Poche cose su Elias Canetti

Mi fa uno strano effetto leggere, nei capitoli finali del Libro contro la morte, dedicati agli appunti scritti negli ultimi anni della sua vita, dei riferimenti a Saddam, alla Guerra del Golfo e alla Bosnia. Mi fa un effetto strano perché io mi ricordo esattamente di me durante quegli anni, che sono quelli della mia adolescenza e dell’edificazione di quella forma truccata e generica di impegno che ha contraddistinto la mia giovinezza. All’improvviso, insomma, attraverso Saddam mi rendo conto che io ed Elias Canetti, uno degli autori fondamentali per me, siamo stati vivi nello stesso momento per un certo numero di anni. È un pensiero stupido, ma Canetti è la cosa più vicina al Maestro che io riconosca, Auto da fé, Massa e potere, l’autobiografia, L’altro processo, Le voci di Marrakech, certi saggi contenuti nella Coscienza delle parole sono momenti fondamentali a cui torno spesso magari rubando una frase, un concetto, e Canetti è uno dei quattro, forse cinque autori a cui penso costantemente quando scrivo. Io scrivo una frase e mi dico: «A Canetti, un’immagine di questo tipo, sarebbe piaciuta? Come l’avrebbe fatta lui?» e così via, in un confronto continuo e unilaterale che mi permette di continuare a scrivere solo grazie all’indulgenza che riservo a me stesso.
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Egli è un uomo che ha vissuto tutte le vite: l’ebreo, il poliglotta, l’esule, l’antropologo, il filosofo, il profugo, l’orfano, l’amante, l’incompiuto, il viaggiatore, il lettore, il narratore, il drammaturgo, il negatore di Dio, il perseguitato dal passato, l’ossesso, il fallito, il Maestro, lo sciamano.

Io credo che Il libro contro la morte sia uno dei più grandi rimpianti del Novecento. Che questa lotta assurda e viscerale che egli, per oltre cinquant’anni, ha tentato di mettere in piedi contro la morte costituisca, forse, la sua più grande sconfitta è logico: la morte non si sconfigge, e proprio negli appunti degli ultimi anni sembra affiorare la consapevolezza, lucida eppure problematica, di questo fallimento. Eppure egli persevera, come un don Chisciotte. In questo sta la sua grandezza, perché forse, mi dico mentre leggo, scrivere è proprio questo: benché consapevoli del fallimento, proseguire fino a che ci è dato il tempo.

 

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One thought on “Poche cose su Elias Canetti

  1. L’insieme dei Quaderni – la loro ampiezza e rapidita` – e` tra i capolavori di Canetti forse quello piu` sorprendente e duraturo, ancor piu` di Auto da fe`, della Autobiografia e di Massa e potere. Anche se non fosse presente l’aspetto
    della resistenza alla morte (una sorta di religione personale come forma di resistenza) I Quaderni resterebbero un documento unico e vivificante, di respiro, della cultura e della parola.

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