La formula per raccontare tutto

Sul sito dell’Aula di lettere di Zanichelli è uscito un articolo in cui provo a fare il punto su una cosa che vado raccontando da tempo quando vado nelle scuole a parlare di letteratura.

«C’era una volta…
“Un re!” diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.»

Così comincia Pinocchio. È, a suo modo, un incipit sorprendente per molti motivi. Collodi, infatti, decide di cominciare il suo romanzo come la più classica delle favole: «C’era una volta…». Ma immediatamente si interrompe e lascia che siano i suoi lettori a intervenire nel testo: “Un re!” esclamano. Che cosa sta succedendo? Come si comportano i lettori di Pinocchio? Come, con ogni probabilità, ci comporteremmo tutti di fronte al più classico degli incipit: immaginando un mondo narrativo dove si muovono re, regine, forse draghi, e dove ci siano incantesimi, boschi incantati e lieti fini con matrimoni e grandi festeggiamenti. Insomma, C’era una volta si porta dietro un immaginario, e Collodi lo sa. Così decide di ribaltarlo, di impoverirlo: con «No, ragazzi, avete sbagliato» sembra quasi voler dire «No, ragazzi, quella che state per leggere non è una favola, ma un racconto reale: non ci sono mostri né animali parlanti né tantomeno re e regine; qui c’è, anzi, un pezzo di legno». Infatti continua così:
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