Regesto delle cose perdute. Seconda continuazione

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[La seconda parte è qui]

negli anni Ottanta, durante i temporali più forti, ci affacciavamo alla finestra appoggiando le orecchie ai vetri, che erano molto sottili e ci permettevano di ascoltare provenire da lontano, da Cesano Maderno se ricordo bene, o addirittura da Seveso, una sequenza di colpi di cannone a salve: «Andrea, vieni a sentire» diceva la mamma, «c’è l’ebreo che spara per spaccare le nuvole»
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