Su Il Libraio è uscito oggi un mio breve articolo che prepara l’uscita del Giardino e che ruota attorno a due concetti fondamentali: rileggere (ma in un modo un po’ particolare) e riscrivere. O meglio: scrivere ancora e ancora.

Ho perso il conto di quanti siano, nella mia vita di lettore, i libri che ho letto che parlano della stessa cosa. Esiste infatti un pugno di argomenti che catturano il mio interesse in modo febbrile: l’Olocausto, per esempio, o lo stalinismo o, ancora, le avventure per mare; esistono periodi che considero “miei”: vorrei aver letto tutto ciò che è stato scritto nei primi trent’anni del Novecento, per esempio – e non parlo soltanto di letteratura, ma anche di psicoanalisi, di teoria musicale, di fisica… -, e continuo a credere che il momento più fulgido della nostra letteratura sia quel pugno di anni che va dal dopoguerra agli anni Settanta, quando a scrivere c’erano i Volponi, i Parise, le Morante.

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