Primo teorema: Tutti i libri di Jean Echenoz sono uguali. Secondo teorema: I libri di Jean Echenoz possono piacere solo ed esclusivamente in modo direttamente proporzionale all’ordine di lettura. Vale a dire: il primo dei suoi libri che ho letto, Ravel, aveva una sua grazia, con quella sua levità ricercata, il tempo presente, l’assenza di dialoghi e quell’ironia sobria, elegante. Il secondo libro che ho letto, Lampi, era in tutto identico al primo: stessa grazia, stessa levità ed eleganza e stessa ironia sobria (cambiavano a dire il vero i nomi dei personaggi, talune ambientazioni e fino a qualche vicenda); eppure, leggendo, mi accorgevo pian piano che la grazia, la levità e l’eleganza erano un poco inferiori rispetto al libro precedente, un poco più in ombra: Lampi, insomma, era un po’ meno grazioso, un po’ meno elegante di Ravel e la sua ironia era un po’ meno sobria. Il terzo libro che ho letto, Correre, è in tutto identico ai primi due al di fuori dei nomi dei personaggi, di talune ambientazioni e fino a qualche vicenda: ho a dire il vero il sospetto che sia ancora meno grazioso, elegante di Lampi e che la sua ironia sia un po’ meno sobria.

Ho anche un sospetto più doloroso: se, anziché leggere i libri di Echenoz nell’ordine in cui li ho letti (ossia Ravel-Lampi-Correre) e apprezzarli di conseguenza, li avessi letti in un altro ordine, per esempio Lampi-Correre-Ravel, il mio preferito sarebbe stato proprio Lampi a dispetto di Ravel. Se, invece, avessi scelto come ordine di lettura Correre-Ravel-Lampi, per fare un altro esempio, con ogni probabilità sarei stato conquistato dalla grazia e dall’eleganza, nonché dall’ironia sobria, di Correre e gli avrei considerato leggermente, anzi, lievemente inferiore Ravel e avrei messo Lampi ancora un po’ più in basso nel mio gradimento.
Leggere Echenoz è fare un po’ come quel tizio che era ghiotto di gelati e ne mangiò tre in un colpo solo: il primo lo deliziò, il secondo lo rese sazio, il terzo gli fece venire il mal di stomaco.