Dieci anni di solitudine, ancora

Siccome Garcia Marquez è morto, ripubblico una vecchissima cosa che avevo scritto su Cent’anni di solitudine.

Ho comprato Cent’anni di solitudine più di dieci anni fa: un vecchio tascabile Mondadori grigio fumo di Londra che faceva parte di quelle Collezioni d’autore in cui la casa di Segrate aveva raccolto, tra le oltre, le opere complete di Hemingway, di Pirandello e, appunto, di Marquez. L’avevo pagato 14.000 lire. Leggere un libro che si è comprato con una moneta che non c’è più fa un effetto strano, sembra quasi di compiere un’operazione filologica di recupero. Ora, io leggo spesso libri molto vecchi – che compro in rete o dai remainders o nelle librerie dell’usato di Milano e di Bologna – e quindi non dovrebbe farmi un grande effetto: invece, chissà perché, leggendo Marquez ho in questi giorni la sensazione di averlo sottratto alla biblioteca del padre o del nonno, in qualche modo mi sembra di violare un mondo che non mi appartiene. È una sensazione difficile da rendere, e forse, almeno parzialmente, il motivo è dato dal fatto che questa collana mondadoriana non esiste più ed è esistita soltanto per un breve periodo. In qualche modo, questo libretto, che ha ancora tutte le pagine bianche e alla fine ha l’inserto pubblicitario con le foto degli altri Oscar di Marquez e di Hemingway, è un mondo a parte nella mia libreria, un unicum tipografico, e forse anche per questa sua veste così scontrosa l’ho guardato con diffidenza per tutti questi anni. C’è da dire che solo raramente leggo i libri che ho appena comprato, ma i dieci anni di attesa per i Cent’anni sono in ogni caso un record. Continua a leggere “Dieci anni di solitudine, ancora”