È nato Books in Italy, ed è una cosa che ha a che fare con il lavoro, per cui non dovrei parlarne qui. Ma da molti anni, ormai, mi occupo a vario titolo di mediazione editoriale, e in particolare provo a seguire e mappare i percorsi che i libri italiani fanno all’estero. Cerco soprattutto di capire perché un libro italiano va all’estero: vale a dire che mi interessa l’immagine che altrove hanno di noi. Dire quali libri vengono tradotti e da chi è dire che posto occupa l’Italia nell’immaginario collettivo (ed editoriale) di un Paese.
Da ieri c’è questo sito, che è nato per valorizzare l’editoria, la lingua e la cultura italiane nel mondo colmando il distacco che l’Italia soffre nei confronti di molti altri paesi europei, che da tempo si sono dotati di strumenti volti alla pro­mozione della propria produzione culturale all’estero.

Books in Italy è scritto in italiano e in inglese, e mira a diventare con il passare del tempo uno strumento di discussione ma anche di “servizio” per gli editori e gli amanti della cultura italiana nel mondo. Vuole essere una piattaforma di incontro per tutte le figure professionali della filiera: conterrà dunque analisi di mercato sulla situazione del libro italiano, recensioni di novità, vere e proprie proposte di traduzione (con relativi assaggi in lingua inglese) di opere ritenute meritevoli di essere tradotte; sarà una piattaforma dove – attraverso interviste ma anche interventi diretti – autori, scout, agenti, traduttori, italianisti, bibliotecari italiani e stranieri e così via potranno incontrarsi.

Nel sito ci sono: dei pareri di lettura (così: “pareri di lettura”, come nelle veline di una volta) scritti da chi non cerca posizioni di potere nel mondo delle lettere; degli approfondimenti su temi e persone del mondo letterario italiano e le loro storie fuori dai confini; interviste ad agenti e traduttori e altre figure della filiera; notizie da tutti i partner (e sono tanti) dell’iniziativa, compresi gli istituti che danno contributi alla traduzione; voce diretta (a pagamento) degli editori – su cui abbiamo un controllo che è soltanto redazionale; database con nomi e contatti di agenti, traduttori, editori, Istituti italiani di cultura e così via.

Insomma, è una cosa che prima non c’era e adesso c’è.