La sofferenza della Polonia IV

Varsavia-Łodz-Varsavia
La seconda città, per grandezza, della Polonia. La “Manchester polacca”. L’esatto centro, l’ombelico produttivo della nazione. L’emblema della crisi. La città dal nome più sorprendente, più innominabile, più illeggibile. Łodz. Woodge. Ci arriviamo senza voglia, quasi, perché sappiamo di trovarci poco e di doverci fermare soltanto un pomeriggio, senza avere la possibilità di provare a capirci qualcosa. Arriviamo in una stazione prebellica, scrostata, con un piazzale per la sosta dei pullman ampio e ingrigito, sormontato dal cubo azzurro di un edificio delle poste diroccato, rifiutato. Sembra la stazione di Vladimir. In lontananza, sopra un fatiscente palazzo di vetro, la scritta Dom kul’tury. Appiccicato a una colonna, un manifesto invita gli studenti a partecipare a dei tour estivi di vacanza: si parte con l’autobus dalla stazione di Łodz, si arriva in Grecia, in Croazia, in Crimea, al Lido Adriano, in provincia di Ravenna. Ci fermiamo un attimo nel parco fuori dalla stazione, abbiamo fame, ma prima vogliamo visitare l’unica chiesa ortodossa della città. La troviamo chiusa, come la maggior parte delle chiese ortodosse di stanza in Polonia. Troviamo una specie di caffè sulla via che porta alla strada principale del centro. Attraversiamo la strada, schivando gli innumerevoli rickshaw, che qui non sono idioti richiami per turisti (dato che di turisti non ce ne sono), ma un mezzo che gli abitanti usano di frequente per andare da una parte all’altra della lunga via principale. Entriamo, l’arredamento dà la sensazione di essere capitati in un locale dei tempi della secessione. Davide ci dice che quello, per i polacchi, è lo stile monarchico. Ah, capitiamo bene. Il menu è piuttosto vario e non proprio nazionale: ci sono delle autentiche perle, come la “trippa dell’Oltrednepr’” o gli “involtini di piccione alla maniera di Vitebsk”. Prendiamo qualcosa al volo, lo consumiamo e ci buttiamo all’esterno. Continua a leggere “La sofferenza della Polonia IV”