La sofferenza della Polonia II

Varsavia
Arriviamo a Varsavia la sera tardi; ci hanno messo in una dependance dell’aeroporto Chopin: si tratta di un gabbiotto di vetro e ferro, figlio di chissà quale speculazione edilizia, dove tutto è praticamente a vista: il deposito bagagli, ben visibile attraverso una membrana di plastica mentre gli inservienti scaraventano le nostre valigie sul nastro trasportatore, la zona check-in, che si incrocia con quella del controllo passaporti, la sala d’attesa delle partenze, percepibile al di là di una filigrana di cemento. Le hostess di terra sono vestite come Ninočka, e hanno lo stesso piglio che la Garbo ha nel corso del primo tempo. Girano e rigirano tra le mani le carte d’identità, a volte chiedono se quel numero lì non sia per caso una data di scadenza del documento o un diavolo di codice italiano o chissàchecosa. Le operazioni però sono veloci. Continua a leggere “La sofferenza della Polonia II”