La sofferenza della Polonia

D’improvviso mi sono accorto che sono passati dieci anni da questo viaggio e da questo piccolo reportage. Non vedo più molte delle persone che sono nominate nel pezzo, e non sono più tornato in Polonia.

Prologo veneziano
Ho i soldi chiusi dentro la cintura.
Ho nella mente da qualche giorno il profilo da falchetto di Samuel Beckett, così come appare in uno dei suoi ritratti più celebri. Sono alla ricerca della sua Trilogia, perché mi sembra che potrebbe essere un’ottima compagna di viaggio, ma non riesco a trovarla, così prendo qualche cosa quasi a caso dalla libreria, la infilo nella borsa e comincio il mio percorso di avvicinamento ad est puntando dritto verso la Porta d’Oriente nostrana, O Venezia che sei la più bella, che hai davvero la forma di un pesce, è una cosa pazzesca, a guardarti dall’alto sei realmente un pescione con la protesi branchiale della Giudecca e la coda guizzante, il culo rivolto alla Croazia e una grande ferita lungo il corpo, dentro al corpo, quel Canal Grande pieno di tedeschi, di russi, di russi a Berlino, i russi a Berlino di Kaminer, la Russendisko, la Nostal’gija, le bische clandestine.

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