L’arcangelo caduto

Si tratta della recensione di L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy di Paolo Maurensig che ho scritto per L’Indice di questo mese. In sostanza, si tratta di un libro fallito. È uno dei rarissimi libri mainstream che mi è capitato di leggere nella vita: l’ho letto con fatica e disamore, senza mai entrarci nonostante le premesse (la biografia di un genio degli scacchi) fossero più che interessanti. Qui, però, non c’è vita: non c’è lingua, non ci sono discese negli abissi, non ci sono visione né guizzi, e non c’è infine un sottotesto, un qualcos’altro che renda il libro degno di essere letto. Tutto, benché scorrevole, è piatto: è raccontato come ci si racconta un aneddoto all’angolo della strada. Da tempo mi interessa questo possibile livello del discorso – che non ha a che fare soltanto con il talento dell’autore: perché un libro mainstream, con il suo affastellarsi di eventi, la sua trama ben congegnata, il suo puntare alla pancia e all’emotività del lettore mi annoia e mi fa continuamente desiderare che il libro in questione finisca? Perché per me la leggerezza è pesantezza? Queste domande (e le relative risposte, che in ogni caso non ho) nella recensione non ci sono, ma come ho detto si tratta di un aspetto della lettura che mi piacerebbe approfondire e su cui non escludo, un giorno, di tornare.

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