Solo una suggestione.

C’è un punto di contatto evidente tra Leonid Andreev, il primo continuatore di parabole, e Pär Lagerkvist, oscuro premio Nobel per la letteratura (1951) e autore dello straordinario Barabba. Nel sesto capitolo della sua continuazione della vita del “liberato”, Lagerkvist fa incontrare Barabba e Lazzaro – che è stato a sua volta protagonista di una monumentale novella di Andreev: in entrambe le narrazioni, il resuscitato viene presentato come un uomo dallo sguardo assente, vuoto. I suoi interlocutori – i parenti e gli abitanti del villaggio in Andreev, il ribelle e assassino in Lagerkvist – non riescono a guardarlo in volto senza distogliere lo sguardo. Il viso giallo, disseccato di colui che era stato morto, è infatti intollerabile: è «come un deserto», dice Lagerkvist, e riflette implacabilmente l’orrore di essere di nuovo vivo, o meglio, di essere un morto costretto a camminare tra i vivi.

Il Lazzaro di Lagerkvist, al contrario di quello di Andreev, parla, risponde alle domande dell’assassino e, in qualche modo, colma il vuoto che aveva spalancato con il suo silenzio nella novella del russo. Barabba, che ha schivato la morte a spese di Cristo e, in modo ancora contraddittorio, ne è consapevole e si tormenta, chiede al resuscitato: «Il regno dei morti? Com’è laggiù? Tu, che ci sei stato, dimmi. Com’è?». Lazzaro sembra non capire bene la domanda, e dice: «Io non sono stato in nessun luogo. Io sono stato soltanto morto. E la morte è il nulla». Questo scuote Barabba, che da tempo rimastica le parole di Cristo sulla vita eterna. Ma il redivivo è implacabile: «Tu credi che io ti possa raccontare qualche cosa del regno dei morti? Non posso. Il regno dei morti è il nulla. Esiste; ma è il nulla. Ma, per chi vi è stato, anche tutte le altre cose sono niente». Poco oltre, turbato, Barabba incontra un vasaio, con il quale parla di Lazzaro in toni che quest’ultimo non può sopportare: dice infatti il liberato che sì, non c’è dubbio che Lazzaro sia stato morto e sia tornato in vita ma, dice, secondo lui il Maestro ha commesso un errore nel resuscitarlo. Davanti a questa bestemmia inconsapevole, il vasaio e tutti i credenti con cui Barabba è entrato in contatto dopo l’omicidio di Cristo cominciano a emarginare l’assassino – e questo pur non conoscendone la vera identità e la storia. Anche il Lazzaro di Andreev veniva a poco a poco emarginato: per i parenti e gli amici la vista del suo corpo semidecomposto, del suo sguardo vuoto e, soprattutto, la consapevolezza di trovarsi di fronte un uomo che era stato dall’altra parte e aveva visto, diventano intollerabili. Rendendosene conto, Lazzaro un giorno scompare senza tornare più. Forse, dice Andreev, si è ritirato in solitudine nel deserto in attesa di una morte vera e definitiva – di quella pace che non sa trovare nel mondo degli uomini.

Ci sarebbe un’altra connessione, ed è stavolta tra il Barabba di Lagerkvist, il Lazzaro di Andreev e il Dostoevskij-personaggio delle Stelle fredde di Guido Piovene. Molte pagine di questo straordinario romanzo esistenzialista sono dedicate all’incontro tra il protagonista e lo scrittore russo, rientrato sulla terra dopo alcune decine di anni spese nel mondo dei morti. La descrizione dell’oltretomba che Dostoevskij fa è quasi simile a quella del Lazzaro di Lagerkvist: non è un nulla, l’aldilà, salvo una piana sconfinata dove le anime dei morti camminano per sempre divise in gruppi. Nessuno, dice Dostoevskij, nutre veri sentimenti nei confronti dei sodali, ma tutti vanno senza provar fame o sete o stanchezza: semplicemente, e senza sapere perché, proseguono verso una meta che nessuno di loro conosce.

Ma Le stelle fredde non è la continuazione di una parabola, benché in alcuni momenti ne possa avere la portata. Barabba e Lazzaro immaginano che cosa sia accaduto a due personaggi fondamentali delle Scritture dopo che la loro storia – evidentemente monca – ha smesso di essere raccontata. Lagerkvist e Andreev raccontano allora il poi, tirano le fila di due vite paradigmatiche e pedagogiche dopo che il loro valore paradigmatico e pedagogico si è esaurito. E questo poi è fatto di tormento, solitudine e, forse – e a un prezzo che si può pagare solo svelando tutto lo sviluppo delle trame –, pace.