lotta_per_nascereIl 28 febbraio, dopo vari rinvii e un’attesa che – se la memoria non mi tradisce – dura da quattro o cinque anni (ecco, mi ha tradito), uscirà in tutte le librerie una raccolta di saggi dal titolo La lotta per nascere. Nove tesi su Antonio Moresco (Effigie). E’ un libro che rappresenta il primo punto critico sull’opera, i temi e lo stile di Antonio dagli esordi con Bollati Boringhieri al Caos. Nelle pagine online dedicate al libro figuro come curatore, ma in realtà ho fatto soltanto un po’ di lavoro redazionale e solo marginalmente mi sono occupato della curatela. Nel libro, che ha una prefazione firmata da Carla Benedetti, ci sono nove interventi di nove studiosi diversi, e c’è una particolarità: fuorché in un caso che non vi dico, si tratta di estratti, riveduti e corretti, di tesi di laurea o di dottorato. C’è anche un mio pezzo, dedicato al concetto di spazio in Canti del caos. Questo è un brevissimo passo:

[…]
Luoghi di sosta e di rilancio
Canti del caos è costruito su una serie di luoghi apparentemente moltiplicabili all’infinito. È in realtà molto semplice, anche se un po’ affettato, stabilire preliminarmente due grandi aree topologiche e conferire loro lo statuto almeno apparente di statico e dinamico: i “canti” sono di primo acchito la parte statica dell’opera, il piano (i piani) delle vicende narrate sono la parte dinamica. Si tratta solo di un’ipotesi di partenza, il tentativo di suddivisione del testo in due macroaree. Il “canto”, come si è più volte detto, è il punto in cui un personaggio prende voce e parla. La narrazione si interrompe e per alcune pagine una voce spesso mai sentita prima si racconta, parla di sé e del proprio ruolo all’interno del discorso. È una pausa, una cesura momentanea. Lo schema generale di un “canto” è questo:

– al narratore viene data (o prende) la parola, ed egli comincia il proprio discorso presentandosi al lettore (o ai personaggi in quel momento presenti sulla scena);
– il narratore descrive se stesso (anche fisicamente);
– il narratore descrive il proprio ruolo all’interno del libro: espressioni come “a me è stato dato il compito di…”, “io sono quello che…” sono abbastanza frequenti nel corso di queste parti del testo;
– il narratore racconta una storia, un episodio della sua vita che non è necessariamente collegato al plot, ma che inevitabilmente darà il via a un altro possibile filone narrativo.
Definire “statica” la struttura dei “canti” è sicuramente inesatto, e il quarto punto del mio piccolo schema dovrebbe già dimostrarlo […].

Infine, nella foto che segue, potete ammirare l’editore Giovanni Giovannetti che finge di leggere l’ultimo nato di casa Effigie:
Giovannetti_Lotta