Non avevo mai avuto un e-reader prima di domenica e adesso ce l’ho: mi è stato regalato – era nell’aria – un Kindle, nella sua versione Touch. Non avevo mai avuto un e-reader non per non snobismo o lontananza o, peggio, conservatorismo, ma semplicemente perché per avere una cosa bisogna comprarla e io non l’avevo mai fatto. Sono, naturalmente, un partigiano della carta (un libro è anche un feticcio), ma il mondo va da quella parte e non si può far finta di niente (del resto, ormai credo che si possa dire che sono i supporti ad essere diventati feticci: l’ipad, l’iphone, il Kindle e così via; uno dice: «Fammi vedere l’ipad», non «Fammi vedere che cosa c’è nel tuo ipad»).

Il Kindle è comodo e bello, lo dico subito: grande più o meno come un tascabile, è leggermente più pesante – soprattutto per via della custodia protettiva – ed effettivamente, con l’inchiostro elettronico, si legge come un libro vero. Le pagine si girano in fretta, anche se c’è qualcosa di laborioso e di innaturale nel toccare uno schermo mentre si legge e nell’aspettare che arrivi la pagina successiva. C’è poi quel difetto che pensavo non ci fosse, e che imputavo a oggetti tipo l’ipad: qual è il problema dell’ipad? Che non vi si possono leggere i libri davvero, e non certo per la retroilluminazione, ma perché è una macchina che, mentre leggi, ti permette di scaricare la posta, andare su Facebook, leggere il giornale, verificare immediatamente una notizia data dal libro che stai leggendo e che non ti torna o vuoi approfondire: insomma, ti permette di fare tutto fuorché leggere soltanto. Il Kindle è ovviamente diverso: dando meno, ha anche meno possibilità di creare entropia. E tuttavia, nel Kindle, uno non ha solo il libro che sta leggendo, ma ne ha altre decine, centinaia: ha una biblioteca in tasca. Ora, avere una biblioteca in tasca è una meraviglia e un sogno, ma è anche una distrazione continua. Non ho ancora letto sul Kindle un libro dall’inizio alla fine: per il momento ci ho solo giocato leggiucchiando qua e là allo scopo di prendere confidenza con il mezzo, ma c’è qualcosa che mi dice che la lettura di un libro per intero su un supporto come quello sia meno agevole che sulla carta. Un po’ per abitudine, un po’ perché, immagino – e del resto mi è già capitato –, se nel libro x viene citato il libro y, immediatamente uno lo va a cercare nel proprio archivio o su Amazon. Da lì a smettere di leggere per cominciare a navigare nello store il passo è breve. Mi si dirà: ma è come essere in biblioteca! Uno legge un saggio, poniamo, di storia della letteratura in cui viene citato un episodio storico che non conosce o che va approfondito; la nota a pie’ di pagina rimanda a un volume che quella biblioteca possiede; il lettore si alza, va a cercare codesto volume e lo consulta. Che differenza c’è con il Kindle? Apparentemente nessuna, ma ho troppa poca esperienza del mezzo per giudicare.

Io sono convinto che si parli di e-book molto di più di quanto meritino (non esiste un altro settore dell’economia dove si parla così tanto di qualcosa che occupa il 2% del mercato), e sono convinto soprattutto che finirà con i libri come è stato per la musica: quando abbasseranno i prezzi e scaricare libri sarà davvero conveniente, useremo gli e-book come usiamo gli mp3. Ci scaricheremo il «singolo». Torneranno forse alla ribalta forme cadute nel dimenticatoio: i racconti, le poesie. La forma breve sarà il 45 giri, il romanzo il 33.

Probabilmente cambierà (sta già succedendo) l’approccio di scrittori ed editor alla narrazione: come si fa a convincere il lettore a comprare il proprio e-book? Non certo con un inizio lento e splendidamente noioso alla Victor Hugo: basta con quelle decine di pagine in cui non succede nulla tranne che l’erosione della costa grazie ai movimenti marini, come avviene nei Lavoratori del mare. L’inizio dovrà essere fulminante, accattivante. Dovrà essere breve e incisivo: dovrà essere il promo del volume.

Ho scaricato finora una decina di titoli, la metà dei quali completamente gratuiti: vecchie versioni di libri introvabili che nessun remainder, in questi anni, mi aveva dato. Questo è, per me, il vero senso del Kindle: il recupero. A un editore non costa quasi nulla tirare fuori dai suoi archivi più remoti il file di un libro fuori catalogo da trent’anni e rimetterlo in circolo. Lo sta facendo, per esempio, la e/o, nella splendida collana Gli introvabili da cui ho comprato Il mare della giovinezza di Platonov. Forse gli altri non lo fanno perché nessuno finora gliel’ha chiesto, perché nessuno finora ha scritto un appello. Lo faccio io:

Piccolo appello agli editori perché vadano in archivio e recuperino i materiali che posseggono, pubblicandoli successivamente in formato e-book.

Cari editori,

il mondo è pieno di autori da recuperare: Beckett (la Trilogia), Hugo (appunto i Lavoratori), Andreev (tutto), Platonov, Volponi, Galeano, Carnevali, Gor’kij, Mandel’štam (Osip e Nadežda), Esenin, Dossi…. non li posso elencare tutti, ma voi sapete bene di chi parlo: sono quegli autori di cui possedete i diritti e che, per qualche motivo, non ci fate più leggere. O anche quelli i cui diritti sono scaduti, e che siete troppo pigri per ripubblicare. I libri costano, lo so, e nessuno li compra più. Ma io sono un lettore, e la macroeconomia non mi interessa: a me interessa leggere. Andate negli archivi, su: c’è tutto un mondo che ci nascondete. Prendete i file di quei capolavori nascosti, in un paio d’ore sistemate l’impaginato, cambiate i formati, caricateli su un e-store. Conosco, se volete, qualche service che può fare al caso vostro. Nel caso vi serva, con pochi euro posso fare diecimila battute di prefazione a qualcuno dei volumi. A voi alla fine costa pochissimo, e qualche decina di persone come me lo troverete pure, in questo paese che non legge.
Dai, andate! Io sarò lì ad aspettarvi.

C’è poi un’ultima cosa: su Amazon, così come sugli altri siti di book selling, io provo a volte un senso di vuoto. È quella noia e svogliatezza che ti prende quando, invece che trovarti davanti a una parete di libri, sei davanti a uno schermo, solo, con una striscia bianca o un menu a tendina dove devi inserire il nome di un autore o un titolo e il nome dell’autore e il titolo non ti vengono. Il problema dell’acquisto su internet è legato al fatto che devi sapere prima cosa andare a cercare: certo, puoi cazzeggiare, se vuoi, ma in generale l’acquisto è mirato. Comprare libri, invece, è la più nobile tra le arti del cazzeggio. Soprattutto, comprare libri ha anche, spesso, a che fare con il caso: uno gira tra gli scaffali e vede quel titolo a cui non aveva pensato, sente il richiamo di una copertina che non conosceva. La casualità del ritrovamento è uno dei fattori fondamentali dell’acquistar libri, è la sua grande bellezza. Le rete elimina tale casualità: certo, ci sono i libri consigliati e si può tentare di fare una ricerca per temi, ma è proprio questo il punto: si parla sempre di ricerca. Io una volta ho comprato un libro – bellissimo e che non conoscevo – perché l’ho urtato e fatto cadere.