Da pochi giorni è in libreria la rivista Atti impuri, curata dal collettivo torinese Sparajurij e pubblicata dalle edizioni No Reply. Vi partecipo con un racconto inedito che si chiama Falkenau, e che comincia così:

Abbiamo aspettato che Falkenau si affacciasse ancora alla finestra della sua casa al pianterreno, perché la prima volta né io né Werner eravamo riusciti a vederlo bene. Non eravamo sicuri che l’avremmo visto di nuovo, ma la prima volta ci aveva colto impreparati, e non avevamo quasi registrato l’avvenimento. Falkenau aveva aperto le tende e spalancato i vetri e si era guardato attorno. Nello stesso istante, mentre nella macchina io e Werner ci mettevamo in allarme, il lampione che dà sull’ingresso della casa si era spento all’improvviso, lasciando qualche metro di marciapiede completamente al buio. Quando la luce è morta, ho lanciato un piccolo grido che Werner mi ha troncato nella gola con un’occhiata feroce. Anche Falkenau è trasalito, o così mi è parso. Il ronzio del lampione è ricominciato quasi subito, gettando sull’asfalto una luce opaca e intermittente. Falkenau si è fatto schermo con le mani e ha guardato nella nostra direzione, ma sono sicura che non ci ha visto, ed è rientrato in casa.

Da alcuni giorni Werner aveva la sensazione che si fosse accorto di noi.

«Non proprio di noi» diceva, «Ma mi sembra che si comporti come chi ha fiutato qualcosa. Forse sospetta di essere seguito, o qualcuno lo ha messo in guardia».