Secondo Lewis Mumford, è stata la tecnica di guerra il fattore più decisivo del progresso umano. Con le necessità imposte dalle logiche militari, si dice nel fondamentale Tecnica e cultura, fin dai tempi di Leonardo la spinta decisiva agli investimenti nella scienza è stata data dalla volontà di prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Per lo sviluppo delle arti militari, il soldato ha attinto dalle varie branche della tecnica e le ha portate alla perfezione: l’idea delle unità mobili, della cavalleria e dell’istituzione della flotta viene mutuata dalla pastorizia e dalla pesca; la guerra di posizione, con tutto il suo armamentario di fortificazioni, viene dagli stimoli offerti dal mondo contadino; le macchine da assedio (l’ariete, la balestra, la torre mobile, la catapulta) non sono che rivisitazioni degli strumenti in uso dai boscaioli. L’invenzione della polvere da sparo, e la sua diffusione in Occidente, avrebbero inoltre sviluppato in maniera decisiva l’arte della lavorazione dei metalli. A sua volta il cannone, che è un motore a combustione in cilindro, è il prototipo dei generatori di energia e dei motori a benzina. Con l’arte militare si perfezionano la cartografia, i trasporti, l’organizzazione dei rifornimenti e della produzione, la divisione dei compiti e delle funzioni. Il soldato è la versione burocratizzata del cacciatore. L’arte militare è da sempre all’avanguardia rispetto alle altre pratiche umane. Il progresso della tecnica ha da sempre radici nella morte.