Guerra e avanguardia

Secondo Lewis Mumford, è stata la tecnica di guerra il fattore più decisivo del progresso umano. Con le necessità imposte dalle logiche militari, si dice nel fondamentale Tecnica e cultura, fin dai tempi di Leonardo la spinta decisiva agli investimenti nella scienza è stata data dalla volontà di prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Per lo sviluppo delle arti militari, il soldato ha attinto dalle varie branche della tecnica e le ha portate alla perfezione: l’idea delle unità mobili, della cavalleria e dell’istituzione della flotta viene mutuata dalla pastorizia e dalla pesca; la guerra di posizione, con tutto il suo armamentario di fortificazioni, viene dagli stimoli offerti dal mondo contadino; le macchine da assedio (l’ariete, la balestra, la torre mobile, la catapulta) non sono che rivisitazioni degli strumenti in uso dai boscaioli. L’invenzione della polvere da sparo, e la sua diffusione in Occidente, avrebbero inoltre sviluppato in maniera decisiva l’arte della lavorazione dei metalli. A sua volta il cannone, che è un motore a combustione in cilindro, è il prototipo dei generatori di energia e dei motori a benzina. Con l’arte militare si perfezionano la cartografia, i trasporti, l’organizzazione dei rifornimenti e della produzione, la divisione dei compiti e delle funzioni. Il soldato è la versione burocratizzata del cacciatore. L’arte militare è da sempre all’avanguardia rispetto alle altre pratiche umane. Il progresso della tecnica ha da sempre radici nella morte.

Il Demone e la scrittura come testimonianza

Davide Musso mi ha intervistato per Le parole necessarie, il magazine online legato a Terre di Mezzo. Abbiamo parlato del Demone, di narrativa e di futuro. Qui. Grazie Davide!

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Stai già lavorando a un nuovo libro?

Sto finendo in queste settimane di studiare per un progetto a cui sto pensando da un paio d’anni e che solo in questi ultimi giorni mi si sta chiarendo del tutto. Sarà ambientato in Italia e nella mia testa sarà un romanzo sull’Italia. Niente di sociologico, eh, ma c’entrano certi movimenti politici sotterranei che negli ultimi anni si sono espansi a macchia d’olio e che mi spaventano. Ci voglio però entrare con una prospettiva e dei narratori molto particolari, vediamo se riuscirò a farlo. Non ti dico di più perché sono ancora nella fase in cui o spiego tutto – con il rischio di far sembrare l’intero progetto un’enorme stupidaggine, visto che devo ancora chiarirmi delle cose – o non dico niente. Spero però di riuscire a iniziarlo in primavera, con calma…

Piccola guerra

La mia vecchia casa era circondata dai parchi. Un giorno, sull’anta dell’armadio di plastica che tenevo in fondo al balcone, e che usavo per metterci i detersivi e le scope, ho visto una coccinella. Poco sotto, sul pavimento piastrellato, c’era il cadavere di un’altra coccinella. Mi sono abbassato a guardarla: era a pancia in giù, la schiena rossa che si confondeva con il rosso delle piastrelle. Ho immaginato che fosse la vittima di una piccola lotta sanguinaria che era avvenuta poco prima tra lo stendibiancheria e l’armadio, e che la coccinella che se ne stava tranquillamente appoggiata sull’anta si stesse riposando dopo la battaglia, guardando dall’alto il cadavere della nemica – immobile come un trofeo. Poco dopo sono tornato fuori, e la carcassa era sparita: non c’era più! Mi sono convinto che questi animaletti colorati siano anche cannibali, e che la vincitrice, una volta recuperate le forze, non avesse resistito e fosse piombata sul corpo immobile e l’avesse divorato, più per beffa che per fame o necessità. La mattina successiva, i cadaveri delle coccinelle sul balcone erano diventati otto, li ho contati: otto corpicini rovesciati, le zampette contratte sulle pance nere. Non c’erano coccinelle vive. Dev’esserci una guerra in atto per qualche motivo che non saprò mai, e il mio balcone è il campo di battaglia, ho pensato.

L’annale Feltrinelli

Farsi italiani. La costruzione dell’idea di nazione nell’Italia repubblicana è il titolo dell’Annale XLV Feltrinelli, a cura di Annalisa Bini, Chiara Daniele e Silvio Pons. Naturalmente, è stato pensato e costruito attorno al 150esimo dell’Unità d’Italia: si può trovare qualche informazione in più sul sito della Fondazione, qui.

Vi partecipo con un pezzo dal titolo Dall’Italia unita al mondo. Le traduzioni dei romanzi italiani sul Risorgimento, dove provo a fare velocemente il punto sulla questione dei diritti e sul successo oltreconfine di alcune opere, dai Viceré al Gattopardo, dalle Confessioni di un italiano al Mulino del Po, fino ai romanzi di ambientazione risorgimentale più recenti:

“la condizione necessaria affinché un’opera di autore italiano giunga in traduzione sugli scaffali delle librerie straniere, è un cambio di rotta del sistema editoriale: tradizionalmente, infatti, l’editoria italiana è sempre stata orientata più sull’acquisto di diritti esteri che sulla vendita dei propri. Oggi, invece, l’attenzione nei confronti delle vendite e un approccio per così dire “globale” al mercato stanno diventando un tratto distintivo del nostro sistema editoriale: basti pensare alle numerose attività di coedizione, o anche al fatto che i maggiori gruppi italiani (Rcs e Mondadori su tutti) hanno costituito, tramite joint venture o l’acquisizione di marchi editoriali, delle società che operano ai quattro angoli del mondo. Il risultato di queste azioni è che la presenza dei libri italiani nelle librerie di tutto il pianeta cresce esponenzialmente – benché, è bene dirlo, i numeri sono piuttosto ridotti e il giro d’affari delle vendite di diritti all’estero copre circa l’1-1,2% degli introiti complessivi”.