Wuz ha chiesto a me e ad altri scrittori di indicare, aggiungendo una breve motivazione, i tre  libri migliori tra quelli usciti nel 2011. La mia risposta – che, al di là delle apparenze, è stata più difficile da dare di quanto pensassi – è questa:

Forse il miglior libro edito nel 2011 che ho letto è Chernobyl di Francesco M. Cataluccio. Pubblicato da Sellerio, è un’opera a cavallo tra i generi: dal reportage alla memoria autobiografica, dal saggio antropologico a quello di storia della cultura. Lo scoppio del reattore numero 4, nell’aprile 1986, non è che il punto di arrivo di una narrazione che parte da lontano, dall’anno mille, per raccontare la storia di un luogo e dei popoli (polacchi, cosacchi, ucraini ed ebrei) che lo abitano. Attraverso il racconto di alcuni viaggi e di molte letture, l’archeologia di Cataluccio restituisce il genius loci di un’area dell’Europa che ha racchiuso in sé la storia di tutto il nostro continente. HHhH di Laurent Binet (Einaudi) è un “non-romanzo” che ricostruisce, documenti alla mano, un fatto storico: l’attentato a Praga, nel 1942, in cui perse la vita Reynard Heydrich, uno dei principali ideatori della Soluzione Finale. Più che la vicenda in sé, è molto interessante l’approccio di Binet, ossessionato dall’idea di non scrivere un romanzo per non tradire la realtà dei fatti. Ultimo, un altro saggio, recuperato dalle edizioni Medusa: Uomo lupo di Robert Eisler, pensatore quasi sconosciuto in Italia. Vi si ricostruisce il percorso psicologico-storico della licantropia e delle sue declinazioni (dai Lupercalia alle tecniche di caccia, da alcuni omicidi seriali alle pratiche di punizione e omicidio delle SS).

Qui ci sono tutte le risposte.