Su Incertezza di David Lindley e su un certo modo di divulgare la scienza.

David Lindley è un giornalista e editor scientifico con un passato a “Nature”, “Science” e “Science News” – tre delle riviste di divulgazione scientifica più conosciute e più citate – e studi da astrofisico. Come molti suoi colleghi americani e inglesi (ma anche italiani) ha pubblicato vari volumi di divulgazione scientifica, i cui temi sono Einstein (con Darwin quasi una tappa obbligata, pare, se si vuole fare carriera nell’editoria di settore), Boltzmann e Heisenberg. Io ho letto il suo ultimo lavoro, Incertezza. Einstein, Heisenberg, Bohr e il principio di indeterminazione pubblicato l’anno scorso da Einaudi in un’edizione che avrebbe bisogno di un buon lavoro di revisione per togliere sbavature ed errori di battitura, e per volgere in italiano un paio di passaggi in cui è rimasta intatta la costruzione della frase inglese.

Riporto alcuni passi della quarta di copertina: «Il 1927 è una data che segna la fine di un’epoca. Quell’anno un giovane fisico tedesco, Werner Heisenberg, formulò il suo principio di indeterminazione, e con esso il concetto di incertezza entrò a far parte del mondo della scienza. (…) Le enormi implicazioni della scoperta scatenarono una lotta per lo spirito della scienza, che vide Heisenberg e Bohr da un lato, e Einstein, in fiera opposizione, dall’altro. David Lindley ci narra la storia di questa lotta, dei suoi protagonisti e delle sue molteplici e affascinanti implicazioni, facendoci rivivere in modo sorprendente vivido uno dei momenti più importanti del pensiero scientifico (…)»

Questo breve scritto di presentazione dà delle coordinate di tempo (il 1927), di luogo (la Germania), presenta un personaggio principale (Heisenberg), un tema (il principio di indeterminazione, la sua scoperta e la sua affermazione), abbozza una trama (la lotta contro Einstein), e a ben vedere ci fa vedere anche un antagonista (proprio Einstein) e un aiutante (Bohr). In pratica, quello che ci viene presentato non è un saggio scientifico (o di materia scientifica), ma una storia.

Incertezza comincia così: «Robert Brown, figlio di un pastore scozzese, era l’archetipo dello studioso autodidatta, serio, diligente e accurato fino al fanatismo» (p. 13). Sembra l’inizio di un racconto non particolarmente felice di Balzac. Continua raccontando le prime disquisizioni d’inizio Ottocento intorno al moto browniano, introduce Darwin e, dopo una breve carrellata di opinioni, arriva al primo vero colpo alle certezze del sapere scientifico: la teoria della relatività; con Einstein, Lindley introduce nel testo un motivo, quello dell’impossibilità di una certezza assoluta, che è il topic fondamentale di tutto lo scritto, e comincia porre alcune questioni di importanza capitale per la scienza e per l’uomo (come la struttura atomica e il movimento delle particelle elementari) come enigmi, veri e propri rompicapo da risolvere: come fa un elettrone a decidere quando passare da un livello all’altro? Quali sono le condizioni che lo «convincono» ad abbandonare il proprio stato?

Incertezza è la storia, raccontata con grazia e con brio, di come una serie di scienziati (Heisenberg e Bohr, ovviamente, ma anche Pauli, Born, Planck e altri) riuscirono a risolvere questi enigmi che la natura aveva posto loro; è la storia di una lotta tra visioni del mondo, una battaglia a colpi di becker e osservazioni tra conservatori e progressisti, tra rossi e bianchi, tra gente con il sacro fuoco e gente che il sacro fuoco l’ha perso (Einstein, presentato come un autentico trombone vagamente rincoglionito e convinto di avere un rapporto privilegiato con il Grande Vecchio). È una storia piena di colpi di scena e (le intuizioni di Heisenberg mentre se ne sta in un ostello in Danimarca – dove si è ritirato per riflettere –, le grandi scoperte fatte di notte, all’improvviso, e buttate giù di colpo con furore romantico su dei fogliacci recuperati in una tasca, i colloqui estenuanti tra i due futuri premi Nobel, i litigi, i convegni da una parte all’altra del mondo raccontati come tappe di una battaglia per far accettare il nuovo). Su tutto, il linguaggio astruso e vaticinante di Bohr sembra quello del mago nella caverna, e di fatto la famosa interpretazione di Copenaghen viene presentata come il frutto di una guerra di nervi, ma anche come un’intuizione in qualche modo «discesa dall’alto».

So che rischio di banalizzare, ma a me è venuto in mente che a questa tipologia di libri divulgativi è possibile applicare le costanti che Propp introdusse per spiegare le favole di magia:

  1. Equilibrio iniziale. Le conoscenze scientifiche sono arroccate su una serie di certezze date dalle scoperte fatte nell’epoca precendente.
  2. Complicazione. L’eroe (Heisenberg) si accorge che non è possibile determinare a un tempo la posizione e la velocità di una particella elementare.
  3. Peripezie dell’eroe. Heisenberg inventa la teoria dei quanti e tenta di farla accettare.
  4. Equilibrio finale. La teoria dei quanti viene accettata dalla comunità scientifica.

Ecco le 31 funzioni rivisitate:

  1. Partenza. (Il re manda Ivan a cercare la principessa. Ivan parte). Bohr trova un assegno a Heisenberg per permettergli di lavorare sull’idea (ancora vaga) dei quanti. Heisenberg va a Copenaghen.
  2. Divieto. La comunità scientifica conservatrice (rappresentata perlopiù da Einstein) sconfessa la nascente teoria dei quanti.
  3. Infrazione. Heisenberg sconfessa i conservatori…
  4. Investigazione. …e prosegue le sue ricerche sui quanti
  5. Delazione. (L’antagonista riceve informazioni sulla sua vittima). La comunità scientifica conservatrice legge i paper di Heisenberg.
  6. Tranello. (L’antagonista tenta di ingannare l’eroe). I litigi durante i convegni Solvay (1927 e 1930), con i tentavi di Einstein di trovare il cavillo per far crollare la teoria quantistica.
  7. Connivenza. (L’eroe cade nel tranello). I numerosi momenti in cui Heisenberg crede di «non farcela»
  8. Danneggiamento. Einstein e il suo entourage scrivono degli articoli in cui sconfessano la teoria dei quanti
  9. Mediazione. (Il danneggiamento viene reso noto). Bohr sputtana Einstein a Solvay.
  10. Consenso. L’eroe reagisce.
  11. Altra partenza. Heisenberg è convinto di avere ragione, e riprende le ricerche.
  12. Reazione dell’eroe.
  13. Prova. Heisenberg pubblica un articolo aggiornato e inconfutabile secondo quanto detto da Einstein in precedenza.
  14. Conseguimento del mezzo magico. L’intuizione del principio di indeterminazione e la sua prova.
  15. Trasferimento dell’eroe. Cattedra a Berlino
  16. Lotta. Ormai le due visioni sono confrontabili da tutti.
  17. Marchiatura dell’eroe. Heisenberg diventa «quello del principio di indeterminazione».
  18. Vittoria sull’antagonista. Einstein non riesce a trovare argomenti validi per controbattere (scrive a Pauli: «La teoria dei quanti funziona, e tuttavia non mi convince»).
  19. Rimozione. Si ripristina l’equilibrio inziale.
  20. Ritorno dell’eroe. Heisenberg torna spesso a Copenaghen da Bohr.
  21. Persecuzione dell’eroe. Ancora attacchi.
  22. L’eroe si salva.
  23. L’eroe arriva a casa.
  24. Pretese del falso eroe. Kramers, precedente collaboratore di Bohr, che porta avanti degli studi paralleli sui quanti. Con lui Heisenberg «non si trova».
  25. All’eroe è posto un compito difficile. Questo punto, come i due successivi, funge in realtà da basso continuo alla storia di Lindley
  26. Esecuzione del compito.
  27. Riconoscimento dell’eroe.
  28. Smascheramento dell’antagonista o del falso eroe. Le posizioni conservatrici di Einstein vengono definitivamente superate.
  29. Trasfigurazione dell’eroe. Heisenberg è il nuovo nome della fisica mondiale, non più un semplice e dotato ricercatore.
  30. Punizione dell’antagonista. Punizione per Einstein è esagerato.
  31. Nozze. Premio Nobel a Heisenberg.

Tutto è storia e avventura ed enigma da risolvere. Ma è stato veramente così? I personaggi di Incertezza sono molto cinematografici: sono mossi da grandi passioni, viaggiano, sperimentano, sbagliano, litigano. La lettura «prende», insomma. Tutte le cose che vengono raccontate sono verosimili, per carità, ma ho a volte la sensazione che in libri come questo il contorno conti più del piatto. La struttura di Incertezza ricalca la struttura di molti libri ad esso analoghi, e racconta un episodio cruciale del Novecento come se fosse un romanzo. Per creare delle condizioni di ambiente, Lindley dà pure conto, in alcuni passaggi veloci, della vita privata dei protagonisti (con, su tutti, un ritratto della simpatica moglie di Bohr), delle loro crisi di nervi e delle condizioni storiche in cui questi personaggi si muovono (soffermandosi soprattutto sul passaggio tra la Repubblica di Weimar e il nazismo). Come la storia sta diventando biografia, la divulgazione scientifica sta diventando romanzo. La sensazione è che tutto si stia appiattendo su una narratività accessibile, ma che annacqui, e di molto, il contenuto, in favore di una leggibilità e di una «presa» sul pubblico. In Incertezza non c’è un’equazione, ad esempio, anche se per tutto il libro non si parla d’altro. Se uso gli stessi stilemi della narrativa per parlare di scienza, è facile che nel racconto vada persa la scientificità a favore della passione del raccontare – e tutti cominceremo a leggere storie laddove dovremmo assorbire concetti. Quello che voglio dire è che si perde, in tutto questo, la coscienza della crucialità di certi passaggi, di certe visioni e le difficoltà che vi sono insite: se la teoria dei quanti viene raccontata, è legittimo che un lettore la consideri meno appassionante di una bruciante storia d’amore, e che dunque non la legga.